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Brindiamo a Scarpinato nuovo pg di Palermo con champagne e microspie

febbraio 8, 2013 Correttore di bozze

Gli auguri del Correttore di bozze al nuovo procuratore generale del capoluogo siciliano. E un brindisi ai bei tempi quando si andava tutti in redazione al Fatto quotidiano

Il Correttore di bozze desidera qui scappellarsi (nel senso del cappello) dinanzi al dottor Roberto Scarpinato per la meritata nomina a procuratore generale di Palermo. In questo clima di veleni e sospetti su presunte trattative con la mafia che dalla medesima procura di Palermo hanno trascinato nel fango niente meno che due o tre presidenti della Repubblica, oltre che la Prima Repubblica in quanto tale, contribuisce sicuramente a rasserenare gli animi il fatto che la procura di cui sopra sarà da ora in poi guidata anche da lui.

Da cotanta posizione, egli potrà ora autorevolmente smentire i malevoli che ammorbano l’opinione pubblica diffondendo tesi assurde, tipo che certi pm, specie quelli della procura di Palermo, facciano un uso politico della giustizia. Assolutamente allergico alle invettive da bar, lo Scarpinato è uno che evita attentamente le classiche accuse generalizzate ai “politici collusi con la mafia”, tanto più se non supportate da adeguata documentazione. In proposito il Correttore di bozze ricorda ancora con commozione la bella lettera che il dottore scrisse e declamò pubblicamente qualche mese fa in occasione della commemorazione di Paolo Borsellino:

Caro Paolo, stringe il cuore vedere tra le prime fila, nei posti riservati alle autorità, anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa dei valori di giustizia e di legalità per cui ti sei fatto uccidere. (…) Emanano quel puzzo del compromesso morale che tu tanto aborrivi. (…) (Noi magistrati, ndr) abbiamo portato sul banco degli imputati e processato gli intoccabili: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei servizi segreti e della polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d’oro. Un esercito di piccoli e grandi don Rodrigo senza la cui protezione i Riina, i Provenzano, non sarebbero stati nessuno.
Roberto Scarpinato
, 19 luglio 2012

Di non poco aiuto alla ricomposizione della convivenza civile e della credibilità della magistratura sarà anche la proverbiale riservatezza di Scarpinato. Essendo ben conscio, lui, di disporre di un potere quasi illimitato sulla vita delle persone, si guarda bene dal frequentare la stampa e rifugge come la peste le occasioni di promiscuità con giornalisti giudiziari e pettegoli di ogni risma. Il 9 settembre 2009, per dire, era alla prima riunione di redazione del Fatto quotidiano con un altro collega tutto d’un pezzo, Antonio Ingroia. Mancava solo il Correttore di bozze.

Ebbene sì, lo confessiamo: ieri abbiamo organizzato un forum in redazione con scrittori, giornalisti, artisti e intellettuali per presentare il Fatto Quotidiano a un gruppo di persone che stimiamo, apprezziamo e speriamo di avere come collaboratori. Fra queste, ci hanno fatto l’onore di essere presenti anche due magistrati antimafia, Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia, della cui amicizia personalmente mi vanto: sono due dei migliori eredi del pool di Falcone e Borsellino, in prima linea nel pool di Gian Carlo Caselli, fra i protagonisti delle stagioni più luminose della lotta alla mafia. Se vorranno, scriveranno sul Fatto in materia di giustizia e di mafia, insieme a giuristi, costituzionalisti, esperti di diritto, partecipando al dibattito sulla legalità che in Italia è ormai riservato ai delinquenti e ai loro onorevoli avvocati.
Marco Travaglio, il Fatto quotidiano, 10 settembre 2009

E siccome non c’è limite al meglio, il Correttore di bozze si pregia di annunciare ai lettori che Roberto Scarpinato non sarà solo un procuratore generale impeccabile per Palermo, ma anche un garantista di ferro. Uno che conosce le insidie della giustizia spettacolo e non si accontenta di inchiodare l’indagato a qualche sua conversazione intercettata e spaparanzata sui giornali.

Oggi l’unico momento di visibilità del modo in cui viene realmente esercitato il potere sono rimaste le intercettazioni; solo le macchine (le microspie) ci consentono di ascoltare in diretta la vera e autentica voce del potere. Le intercettazioni sono rimaste l’ultimo tallone di Achille di un potere che nel tempo ha sempre più circondato di segreto il proprio operato, perché l’opposizione è venuta meno al proprio compito, il giornalismo indipendente è emarginato e non ha più spazi nella televisione, la magistratura rischia di divenire sempre più addomesticata.
Roberto Scarpinato, dalla prefazione a Gianni Barbacetto, Se telefonando. Le intercettazioni che non leggerete mai più, Melampo editore 2009

Scarpinato sa qual è il posto dei magistrati, non tollera le invasioni di campo, odia i conflitti tra poteri dello Stato ed è convinto che tocchi al legislatore il mestiere di legislare, per l’appunto. Per questo, all’epoca, affrontò serenamente la riforma delle intercettazioni tentata da Berlusconi.

Da quel momento in poi (l’approvazione della riforma delle intercettazioni, ndr) non sarà più possibile sapere quello che succede in questo Paese dietro le quinte: in quel fuori-scena dove, come la lezione della Storia ha dimostrato, si mettono a punto accordi segreti e inconfessabili, che riducono la politica visibile a una “messa in scena” per cittadini ignari, trattati come eterni minorenni ai quali celare la realtà della macchina del potere.
Roberto Scarpinato, dalla prefazione a Gianni BarbacettoSe telefonando. Le intercettazioni che non leggerete mai più, Melampo editore 2009

Ecco. Il Correttore di bozze, nel ribadire le proprie congratulazioni al dottor Scarpinato, auspica che alla prossima riunione di redazione del Fatto quotidiano si ricordino di invitare, oltre a qualche simpatico pm, anche le microspie.

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1 Commenti

  1. aruka says:

    quanta ideologia da ipermarket trasudano questi stralci…. mah, personalmente preferisco gli eroi DC Comics e Marvel a questi giustizieri della notte…

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