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La Nizza che so e che amo

agosto 11, 2016 Marina Corradi

Pubblichiamo la rubrica di Marina Corradi contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Per anni, appena finita la scuola, ho portato i ragazzi a Nizza. Sempre attorno ai giorni del solstizio, il 21 giugno. Perché per me quella è la città più solare che ci sia. Andavamo a Nizza quasi in una festa del sole, in un rito di inizio estate.

La Nizza che io so è lucente di colori pastello e di fiori, di case gialle e rosa allineate accanto al perentorio blu del mare della Costa Azzurra. Con mia figlia era un rito andare al Marché aux fleurs e percorrerlo tutto, inebriandoci del profumo delle rose sul punto di sbocciare, dei gelsomini, dei limoni: andavamo su e giù come ubriache, dentro quel pezzo d’estate chiaro come un cristallo, un’estate che si poteva toccare. E i piccoli negozi nel dedalo delle stradine, che vendono ogni mercanzia ma, nel sole e nella allegria, ingolosiscono tanto che si vorrebbe comprare tutto? Tornavamo ogni anno carichi di espadrillas per tutta la famiglia, espadrillas dei colori dell’arcobaleno, quasi l’estate ai piedi; e di tovaglie provenzali, blu mare, o gialle come il sole, e quanto negli inverni a Milano ci avrebbero rallegrato quei colori della Provenza, a tavola, la sera.

E il brocantage, il mercatino dell’antiquariato appena dietro la Promenade des Anglais? Vecchi giradischi, trombe, quadri, parrucche, oggetti d’epoca, tutto sembrava desiderabile sotto a quel giovane sole. E la piazza con la grande fontana dove i bambini nelle giornate calde entrano e giocano, si sdraiano, rotolano; e i piccoli ristoranti, e i caffè di una volta, e la chiesa del centro maternamente ombrosa nella gran luce del solstizio. Il mare poi, a un passo, il mare dentro una città, e così azzurro.

Questa è la Nizza che io so e che amo, la festa di nozze del sole, l’estate in persona. Di modo che la notte del Tir mi è sembrata un pugno oscuro e feroce vibrato nel cuore della gioia; volutamente inferto là dove la vita scorre, nella bella stagione, più lieta. Volutamente nella notte dei fuochi d’artificio, della festa di popolo più grande, quella che è promessa ai bambini se sono bravi, quella che lascia chi guarda stupefatto e felice sotto alla cascata di luci nell’oscurità. Non un luogo a caso, ma il posto più solare e vivo della Francia è stato scelto, per colpire. E in quel fuggire attonito tra le urla della Promenade, per qualche ora ho visto la vittoria del dolore e del Male; Nizza la bella sfregiata, eclissata nel sangue e nel terrore.

Ma noi, mi riprometto, torneremo sulla Promenade, ostinati, e nei negozietti del centro compreremo le espadrillas e le tovaglie provenzali, e andremo al Marché aux fleurs a riempirci di incanto. Sarà il nostro no all’odio e alla morte, tornare a casa con una piccola pianta di limone in fiore, comprata a Nizza, al Marché aux fleurs.

Foto Ansa

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