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La fuga di Chen è «un miracolo, ma la Cina non cambierà»

maggio 2, 2012 Leone Grotti

«Si può tranquillamente dire che la fuga di Chen Guangcheng sia un miracolo. Purtroppo la Cina, che è una dittatura che non rispetta le sue stesse leggi e che ha l’abitudine di sopprimere chiunque pensi in modo indipendente e dica la verità, non dà segnali di voler cambiare il suo atteggiamento nei confronti dei diritti umani». Quando ha saputo che era scappato Chen, l’attivista cieco che ha denunciato la pratica degli aborti forzati attuata dal regime e che per questo era rinchiuso in casa sua illegalmente dal settembre 2010, Renee Xia è saltata sulla sedia. La direttrice internazionale della famosa associazione che si batte per i diritti umani in Cina, China Human Rights Defenders (Chrd), si dice «esaltata» a tempi.it della fuga di Chen ma anche consapevole che questo non basterà a cambiare il regime.

Sa dove si trova ora Chen Guangcheng?
Il governo degli Stati Uniti ha confermato che Chen è entrato all’ambasciata americana a Pechino il 22 aprile. Il maggior consulente contro il terrorismo di Obama l’ha dichiarato a Fox. Oggi è uscito dall’ambasciata per recarsi all’ospedale Chaoyang, come ha dichiarato lui stesso al Washington Post.

E i suoi familiari? Molti, e tra loro lo stesso Chen, temono che la repressione del regime si abbatterà su di loro.
La moglie di Chen, la figlia e la madre, che è malata, erano rimasti agli “arresti domiciliari”. Il fratello e il cugino di Chen sembra che siano stati posti sotto custodia della polizia. Suo nipote invece sembra che sia fuggito, dopo essere stato aggredito da una banda armata. Secondo voci non confermate, però, la famiglia si sarebbe ora diretta all’ospedale Chaoyang per riunirsi a Chen.

In un filmato diffuso nel 2011 Chen raccontava i soprusi subiti, ma soprattutto affermava di essere controllato a vista da più di trenta persone. Com’è potuto scappare?
La sua fuga è stata pianificata per mesi. Chen ha finto di essere molto malato e costretto a letto, quelli che lo controllavano hanno abboccato, abbassando la guardia. Altri attivisti come lui l’hanno aiutato a scappare dopo che Chen ha scavalcato il muro per uscire di casa e ha camminato al buio per ore. Si può dire che sia un miracolo!

Perché il governo ha così tanta paura di un uomo cieco, tanto da chiuderlo in casa e impedirgli di uscire?
Perché la Cina è una dittatura che non rispetta le sue stesse leggi e ha l’abitudine di sopprimere chiunque pensi in modi indipendente e dica la verità. Chen, in particolare, ha fatto tanto per denunciare la pratica delle sterilizzazioni e degli aborti forzati.

Dopo la fuga Chen ha realizzato un filmato in cui chiede al premier Wen Jiabao di «punire i funzionari locali che perseguitano la mia famiglia, di evitare rappresaglie contro i miei familiari e di applicare davvero la legge ai casi di corruzione dei funzionari». Verrà ascoltato dal partito?
Temo proprio di no. Hanno ignorato lui e le sue precedenti richieste, anche di aiuto dalla sua casa-prigione, per 19 mesi. Il premier Wen Jiabao parla della sua preoccupazione per i poveri, per gli ultimi, perché siano rispettate le leggi, ma o non ha mai usato il suo potere per migliorare davvero la situazione oppure in realtà non ha alcun potere. O Wen cerca di dipingere un volto umano a un regime brutale, oppure lui stesso è vittima di una dittatura corrotta.

China Human Rights Defenderssi batte da anni per la liberazione di Chen Guangcheng. Cosa significa la sua fuga per la Cina?
Siamo davvero contenti per la libertà riottenuta da Chen, anche se restiamo molto preoccupati per il suo futuro, per quello dei suoi familiari e per la possibile vendetta del regime nei confronti loro e degli altri attivisti. Non ci facciamo illusioni: il governo non dà segnali di voler cambiare il suo atteggiamento nei confronti dei diritti umani.

Chen era rinchiuso in casa sua in modo illegale. La sua fuga e la sua denuncia porterà la Cina a far rispettare la legge?
Dubito. Il governo cercherà di salvare la faccia e troverà qualunque scusa per punirlo non appena uscirà dall’ambasciata statunitense. Per trovare “basi legali” per condannarlo, distorcerà i fatti e abuserà della legge. Come ha sempre fatto.

Eppure molti osservatori hanno scritto che l’arresto di Bo Xilai e la caduta del suo “Neomaoismo” sono segnali positivi per il Dragone.
No, “l’operetta Bo Xilai” riguardava solo la lotta ad alti livelli per il potere. La leadership cinese conosceva da tempo la situazione di Bo e la corruzione di sua moglie, e lui sapeva come gli altri leader del partito sono soliti fare pulizia. Ora che ha perso la sua lotta per il potere, quelli che hanno vinto e che controllano i giornali stanno portando alla luce del sole tutta la sporcizia che hanno trovato sul suo conto. Avrebbero anche potuto non farlo, se il braccio destro di Bo non si fosse recato al consolato americano, provocando un incidente diplomatico.

Chen Guangcheng non è l’unico attivista perseguitato dal regime.
No, ce ne sono tanti. Per citarne qualcuno: Gao Zhisheng, Liu Xia, Liu Xianbin, Chen Wei, Guo Quan, Chen Xi, Ni Yulan. Bisogna continuare a lottare anche per loro.

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