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Dall’amministrazione controllata alla Third Division, il declino dei Rangers

luglio 16, 2012 Emmanuele Michela

Dalle parti di Glasgow c’è un motivo in più per credere alla scaramanzia e alla sfortuna legata ai tanti scongiurati “venerdì 13”: proprio in questo giorno maledetto di luglio è arrivato il verdetto legato al futuro dei Glasgow Rangers. Se il 4 luglio scorso si era giunti all’esclusione definitiva dalla Scottish Premier League (i club della massima serie si erano riuniti per respingere la richiesta di ammissione della Newco di Charles Green), il 13 c’è stato invece il voto esteso a 30 club professionistici scozzesi, che si sono rifiutati di accettare la richiesta dei Gers di iscriversi alla First Division (la seconda serie scozzese), obbligandoli a ripartire dalla Third, confine estremo del professionismo calcistico. 25 squadre su 30 hanno scelto che la squadra con più tifosi in Scozia, il club più titolato di tutta la Nazione, una tra le compagini più antiche di questo sport (1872 l’anno di fondazione), dica addio ai campi della massima serie per essere relegata nella serie più bassa.

I problemi dei Rangers sono iniziati lo scorso febbraio, quando dopo una serie di vicissitudini il club è entrato in amministrazione controllata: un debito col HRMC (il fisco britannico) aveva portato il tribunale di Edimburgo ad affidare la squadra in mano a Duff&Phelps, col compito di cercare di risolverne i buchi economici. Mentre i Gers ricevevano una penalizzazione di 10 punti in campionato (punizione che di fatto consegnava con larghissimo anticipo il campionato ai rivali del Celtic) e vedevano vietarsi ogni operazione di mercato per mano della Uefa, i debiti faticavano a rientrare, attestandosi a poco più di 93 milioni di sterline. Un filo di speranza si è intravista a maggio, quando si è presentato un nuovo acquirente: Charles Green, già proprietario dello Sheffield United. Ma il suo piano di appianamento del buco è stato rifiutato dall’HRMC, che il 14 giugno scorso ha di fatto escluso la squadra dalla SPL: 20 giorni dopo, appunto il 4 luglio, anche la New Company creata da Green è stata respinta dalla massima serie scozzese, che ha in seguito ammesso al posto dei Teddy Bears il Dundee Fc, la scorsa stagione secondo in First Division (club che per altro due anni fa ha passato momenti simili a quelli attuali dei Gers, con una crisi economica che li ha fatti retrocedere dalla massima serie).

Intanto il club va incontro ad uno smantellamento, che già da qualche settimana stava prendendo corpo: tanti sono i giocatori che non hanno accettato di vedere trasferiti i propri contratti alla Newco. I primi a partire sono stati le bandiere Naismith e Whittaker, andati a Everton e Norwich. L’ultimo a dire di non voler rimanere è Dorin Goian, ex-centrale del Palermo, che in un primo tempo aveva giurato fedeltà, salvo poi rimangiarsi la parola una volta scoperto il futuro funereo del club di Glasgow. Sul piede di partenza c’è anche lo statunitense Bocanegra, mentre altri giocatori (sono in attesa di capire il proprio futuro.

La retrocessione dei Rangers segna anche un brutto colpo per tutto il calcio scozzese, da sempre teatro dell’Old Firm, il derby tra le due compagini più importanti di Glasgow. Un divario divide le altre squadre da Rangers e Celtic, club che si affrontano 4 volte l’anno, attirando gran parte dell’attenzione internazionale per questa lega. Resta da capire se BskyB e Espn, le due emittenti che negli scorsi anni compravano i diritti della SPL, saranno ancora interessate a fare un’offerta ragionevole per trasmettere i match scozzesi.

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