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Cina. I campi di rieducazione attraverso il lavoro cambiano nome, ma gli abusi restano gli stessi

dicembre 4, 2013 Leone Grotti

Formalmente si chiameranno “Centri di disintossicazione per drogati” e “Centri di custodia ed educazione”, ma nella sostanza resteranno “Campi di rieducazione attraverso il lavoro” (in cinese, laojiao) caratterizzati da incarcerazione senza processo e turni di lavoro massacranti.

CENTRI PER DROGATI. La Cina ha annunciato l’abolizione dei laojiao durante il “Terzo plenum” del partito comunista, ma restano dubbi sulla loro reale ed effettiva cancellazione. I campi, infatti, invece che essere chiusi in modo definitivo verranno riconvertiti in “Centri di disintossicazione”, dove i “drogati” possono essere incarcerati e costretti a lavorare fino a quattro anni senza processo.
Secondo il governo, il 60 per cento dei circa 160 mila detenuti dei laojiao è rinchiuso per crimini legati alla droga, ma come rivelato da alcuni ex detenuti intervistati da Reuters «i drogati vengono trattati come gli altri e fanno gli stessi lavori». Nessuna tentativo di disintossicarli, dunque.

NOME DIVERSO. Nei laojiao vengono solitamente rinchiusi, oltre ai drogati, anche prostitute, portatori di petizioni, attivisti e membri della setta proibita del Falun Gong. Dopo aver annunciato per la prima volta la loro chiusura in gennaio, rettificata poi come “riforma”, centinaia di detenuti sono stati rilasciati e alcuni campi di lavoro sono stati trasformati in centri per drogati, soprattutto nelle province di Guangdong, Hainan, Henan, Jiangsu, Jilin, Liaoning, Sichuan, Yunnan, Zhejiang, così come a Shanghai e Pechino.

EDUCAZIONE E CUSTODIA PER PROSTITUTE. Oltre ai drogati, anche le prostitute continueranno a subire la detenzione arbitraria ma verranno rinchiuse nei “Centri di educazione e custodia”. Uno di questi nuovi centri a Shanghai, nonostante sia stato adibito alla nuova funzione, presenta all’ingresso ancora l’insegna “Campo di rieducazione attraverso il lavoro di Shanghai numero 4”.
Secondo diversi attivisti, inoltre, l’accusa di “crimini legati alla droga” è vaga e potrebbe essere utilizzata senza problemi per incarcerare chiunque minacci di «violare la stabilità».

«CAMBIERÀ POCO». Secondo Jiang Tianyong, attivista per i diritti umani di Pechino, «non si può dire che tutto ciò non significhi nulla ma è troppo ottimistico pensare che cambierà molto. Il potere infatti in questo paese funziona così: se non possono usare i campi di rieducazione attraverso il lavoro per controllare le persone, allora gli cambiano nome e continuano a controllare le persone».
«Fino a quando le autorità – continua – sentiranno il bisogno di mantenere la stabilità, abolire il termine laojiao non risolverà i problemi». Proprio al Terzo plenum, a conferma dell’ossessione del partito comunista, è stato istituito un nuovo e potente Consiglio nazionale per la sicurezza, che sarà presieduto da Xi Jinping, che è già presidente del paese, segretario generale del partito comunista e capo delle Forze armate.

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