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Birmingham. Il racconto del preside costretto alle dimissioni: «Così gli islamisti si prendono le scuole pubbliche inglesi»

dicembre 10, 2014 Redazione

L’istituto di Balwant Bains è uno dei cinque finiti al centro dell’inchiesta governativa sul presunto piano fondamentalista per la conquista dell’educazione

Balwant-Bains-inghilterra-islam«Mi vedevano come una minaccia perché ho cercato di dare a quei bambini valori britannici affinché si integrassero meglio nella società». Secondo Balwant Bains (foto a lato) è questo il motivo per cui il consiglio d’istituto della scuola pubblica di Birmingham dove era appena stato nominato preside lo ha costretto a dimettersi.

SCUOLE ISLAMIZZATE. Bains, che per la prima volta ha raccontato la sua versione al New York Times, è stato nominato preside della Saltley School and Specialist Science College nel 2012. Nel gennaio del 2014 è stato però costretto a dimettersi a causa dei continui problemi che il consiglio d’istituto monopolizzato da musulmani radicali gli ha creato. La sua scuola fa parte dei cinque istituti messi sotto indagine dal governo in seguito alla scoperta di una lettera anonima che parlava del tentativo di «islamizzare» le scuole di alcuni quartieri di Birmingham.

ELOGIO DI AL QAEDA. Il consiglio d’istituto – formato da genitori eletti, membri della comunità e altri nominati per rappresentare lo staff degli insegnanti e il governo locale – ha chiesto ad esempio a Bains di separare i maschi dalle femmine e di sostituire i corsi sulla tolleranza e la democrazia nel Regno Unito con corsi di studi islamici e arabi. Nelle altre scuole sotto indagine, invece, sono stati incoraggiati atteggiamenti omofobici e antisemiti, è stato fatto l’elogio di Al Qaeda e di uno Stato governato secondo la sharia, sono stati aboliti musica e teatro, cancellato il festeggiamento del Natale e organizzati viaggi in Arabia Saudita per gli studenti musulmani. L’indagine è attualmente estesa a 46 istituti.

Balwant-Bains-inghilterra-islam-scuolaIMPORTANZA DELL’EDUCAZIONE. Nella lettera anonima una frase recitava: «Il preside sikh di una scuola sarà presto licenziato». Quel preside era proprio Bains, 47 anni, immigrato indiano di seconda generazione: «Se sono uscito dallo stato di povertà è solo grazie all’educazione. Per questo cerco di educare i bambini a vivere in una società multiculturale, apprezzando le visioni degli altri ma senza rinunciare alle proprie». Questo approccio “aperto” però non è piaciuto dal suo consiglio d’istituto, che ha iniziato subito a ostacolato Bains criticando ogni sua decisione.

«ISLAMOFOBO E RAZZISTA». Ogni tre mesi, Bains doveva giustificare tutte le decisioni prese in qualità di preside, compreso il motivo per cui in corridoio gli studenti camminassero sulla destra e non sulla sinistra e le ragioni di ogni minima modifica apportata al sito internet della scuola. Ogni tre mesi doveva presentare un report di circa 300 pagine a ciascuno dei 15 membri del consiglio. Quando uno studente musulmano ha minacciato sei compagni con un coltello, Bains l’ha espulso. Il consiglio ha revocato la sospensione accusando il preside di essere islamofobo e razzista, non avendo Bains sospeso in precedenza un ragazzo bianco trovato con un coltello, che aveva però consegnato spontaneamente l’arma. «In seguito ho scoperto che anche nelle moschee di Birmingham venivano diffuse voci sul mio conto», dichiara il preside.

LE DIMISSIONI. Bains si è presto sentito «isolato». Racconta al New York Times: «Alcuni ragazzi venivano da me e mi dicevano: “Signor Bains, oggi prenderanno di mira la sua auto, le conviene spostarla”. Ero sconfortato: ero il preside e non avevo alcun potere». Dopo 11 mesi passati così, si è dimesso ed è stato sostituito da un amico del capo del consiglio d’istituto.

INTOLLERANZA. Le indagini del governo sul tentativo di islamizzare le scuole non sono ancora terminate. Ma un primo rapporto afferma sulla scuola di Bains: «Azioni coordinate, volontarie e reiterate sono state portate avanti da individui associati tra di loro per introdurre un costume islamico intollerante e aggressivo». Per l’ex preside si tratta di un riconoscimento importante, ma solo se servirà a fare giustizia e a cambiare le cose: «Se nessuno fa niente, allora vuol dire che chiunque può entrare in una scuola, distruggerla e farla franca».

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10 Commenti

  1. Filippo81 says:

    E’ la “big society” di cui parla Cameron !

  2. LU says:

    Situazione in cui le famiglie hanno deciso che la scuola dovesse avere determinati contenuti e non altri, ed ha eliminato l’ostacolo alla libertà educativa.
    Certo che se anche qui i presidi dovessero fare 300 pagine di relazione ogni 3 mesi non si correrebbe il rischio che vengano subdolamente infiltrati contenuti genderisti ueisti onunisti e venusiani!

    • yoyo says:

      La situazione in Italia è analoga. A blindare i contenuti sono i prof comunisti veterosessantottini, che inibiscono espressione ogni altra visione, a discapito, qui, sia degli studenti che dei genitori.

    • Raider says:

      Grazie per il paragone completamente sbagliato, Lu, permette di capire alla perfezione che, per lei, difendere il diritto dei genitori a volere per i propri figli un modello educativo conforme ai propri valori e alle esigenze dei ragazzi, da un lato; e dall’altro, cercare di inflitrare un sistema educativo per trasmettere un modello pedagogico e di vita come quello che, per es., proprio ieri ha gettato da una finestra due gay, per permettere a una folla entusiasticamente plaudente di divertirsi a finirli a sassate: ecco, fra queste due realtà, per lei, non c’è alcuna differenza. Come prova di intelligenza, sensibilità personale, fede nei valori educativi, nella democrazia e nella civiltà da parte sua, lei non avrebbe potuto fare di meglio della Lunacek.

  3. mariobon489 says:

    Carissima Silvia, temo che la scelta sia tra finire ammazzati con una coltellata o con un colpo di pistola. Qualunque cosa decidi di fare, il risultato finale sarà sempre lo stesso.

  4. Emanuele says:

    Ragazzi, ma che fate, mi cadete anche voi nel tranello pubblico=statale?

    Le scuole di cui si parla sono Academies, che sono scuole statali “autonome”, cioe’ non soggette all’autorita’ della Local Education Authority (diciamo una specie di Provveditorato). Questo nell’ambito di un sistema scolastico in cui c’e’ piena parita’, e si distingue solitamente tra community schools (statali), academies (statali autonome) e faith schools o charity schools (scuole di “proprieta’ ” di una chiesa o una charity).

  5. Emanuele says:

    Per complicare un po’ le cose: i corsi su “tolleranza e democrazia” solitamente includono cose un po’ “gender”.

  6. klement says:

    La scuola democratica è la dittatura dei genitori, magari come clienti paganti. Se spadroneggiano, sia commissariata

    • ochalan says:

      Magari…

    • Raider says:

      Genitori, sì; gender, no. Scuola pubblica, statale o meno, non vuol dire che l’educazione è sottratta alle famiglie e rimessa a un super-Stato Etico, l’Ue, che dispone dei giovani secondo le ultime direttive emanate da Commissioni che non sono elette e non rispondo a nessuno. Nel caso di Birmingham, non si tratta di scuole il cui tipo di “offerta formativa” è dichiarato e a conioscensa di famiglie e autorità, ma del tentativo di mutare in modo fraudolento le linee educative offerte dalle scuole autorizzate dallo Stato.
      E’ significativo che i fautori del radicalismo laicista attacchino i cattolici, pur di non prendersela con islamici che aboliscono Natale, musica e teatro. La viltà e il fanatismo vanno di pari passo: e si lascino il rispetto della verità dei fatti e delle persone; anzi, a passo sciolto, le calpestano.

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