Warduni, vescovo di Baghdad a Milano: «I cristiani dell’Iraq vi ringraziano. Sforzatevi per la pace»

Ieri Roberto Formigoni ha consegnato il Premio speciale Lombardia per la pace a monsignor Shlemon Warduni, vescovo ausiliare dei caldei di Baghdad: «Sono pronto a dare la vita per la pace. Da anni ormai i cristiani subiscono in Iraq attacchi barbari. Il pericolo per la vita è grande e molti vivono nella paura: per questa ragione tanti lasciano il Paese»

«Sono pronto a dare la vita per la pace. Da anni ormai i cristiani subiscono in Iraq attacchi barbari: viene loro intimato di lasciare le proprie case, di pagare la tassa di sottomissione perché non sono musulmani, altrimenti saranno uccisi; viene loro richiesto di dare le proprie figlie in mogli ai capi dei ribelli. Il pericolo per la vita è grande e molti vivono nella paura: per questa ragione tanti lasciano il Paese».

È stata drammatica la testimonianza di monsignor Shlemon Warduni,
vescovo ausiliare dei caldei di Baghdad, nel corso della cerimonia di consegna del Premio speciale Lombardia per la pace, attribuitogli lo scorso 14 dicembre e consegnatogli ieri dal governatore Roberto Formigoni.

«Il nostro pensiero», ha detto il presidente lombardo «va a tutti i cristiani

perseguitati in Iraq, in altre zone del Medio Oriente e del mondo, 
e a ogni minoranza religiosa perseguitata per il suo credo. Oggi il Premio speciale per la pace della Regione Lombardia va ad un uomo che è il rappresentante di una comunità che è veramente perseguitata, con vittime barbaramente uccise. Noi ci schieriamo dalla parte della difesa del diritto di ogni uomo a scegliere la propria religione, a difendere la propria libertà di pensiero e il proprio diritto alla vita».

«Sono molto riconoscente al presidente Formigoni», ha replicato Warduni.
«Dobbiamo fare ogni sforzo perché la situazione in Iraq si stabilizzi e possiamo vivere in pace. Senza la pace e senza la sicurezza il nostro Paese regredirà sempre più e i nostri cittadini fuggiranno all’estero in numero sempre maggiore. La cosa più preziosa è la vita: quando essa manca ed è in pericolo, si cerca di andare altrove per trovare la libertà. Tutti i cristiani dell’Iraq vi ringraziano e vi chiedono di continuare gli sforzi perché avvenga la santa pace».

Intervistato dai giornalisti presenti, il vescovo ha approfondito il suo pensiero:
«Tutti gli iracheni subiscono questa bufera, questi atti terroristici di cui non conosciamo gli autori. In modo speciale i cristiani da alcuni anni subiscono questi attacchi, e quindi decidono di emigrare. Quando diciamo di non lasciare il paese, rispondono: “Solo se garantite la nostra vita, quella dei nostri figli, il nostro futuro”. Per questo noi alziamo la voce di fronte a tutto il mondo, a tutti gli uomini di buona volontà, a tutti gli europei.

Alcuni, come il presidente Formigoni ed altri,
hanno ascoltato la nostra voce e cercano di fare qualcosa. Speriamo che ci riescano, che le promesse possano essere messe in pratica. Abbiamo bisogno di pace, abbiamo bisogno di sicurezza, abbiamo bisogno dei più basilari diritti dell’uomo: vivere onestamente e con onore». Secondo Warduni la protezione attualmente offerta dalle autorità non è sufficiente: «Se non c’è un governo forte, uno Stato di diritto forte, nessuno può fare niente. Auspichiamo un governo abbastanza forte da poter organizzare e difendere la vita dei cittadini iracheni».