Wael Farouq: «Cristiani d’Egitto attaccati dopo la campagna della Fratellanza, ma l’Occidente ha taciuto»

Il professore dell’Università del Cairo spiega al Giornale che «se Europa e Stati Uniti applicheranno le sanzioni a rimetterci sarà la popolazione»

«I Fratelli puntano sulla pressione internazionale sull’Egitto e non vogliono nuove elezioni». Così Wael Farouq, docente musulmano di lingua araba all’Università del Cairo, chiarisce al Giornale che, pur essendo stato eletto democraticamente, il governo di Morsi non aveva nulla di democratico.

ESERCITO INESPERTO. Farouq sottolinea che «loro sanno che in un anno di governo di Mohammed Morsi si sono inimicati la stragrande maggioranza degli egiziani. Questa è la ragione che ci ha portati di nuovo in piazza contro il potere della Fratellanza». Perciò, se oggi c’è tanta violenza in Egitto «deriva dalle scelte di Morsi». Il docente, parlando delle circa 80 chiese bruciate, insieme a scuole negozi e case di cristiani, dice: «È frutto di una propaganda costante del partito Giustizia e Libertà dei Fratelli Musulmani. Posso elencare i nomi di chi in quest’ultimo anno ha accusato i cristiani di cospirazione contro lo Stato islamico».
Dei mille morti provocati dall’esercito durante la repressione dei sit-in, Farouq dice che è accaduto perché «i soldati sono mal addestrati e si tratta in gran parte di ragazzi senza alcuna istruzione. L’alto numero di vittime è stato provocato da queste carenze strutturali».

LA LIBERAZIONE DI MUBARAK. Della possibile liberazione dell’ex presidente Mubarak il professore non si scandalizza: «È da due anni in prigione senza essere stato ancora condannato. Non può rimanere dietro le sbarre per sempre. Senza una pena, il tribunale è obbligato a rilasciarlo». E se Farouq è contrario al possibile ritorno di una dittatura militare, si dice «fermamente contrario al terrorismo, auspico nuove e libere elezioni che mostrino il vero volto dell’Egitto».

USA E UE TRASFORMANO AL-SISI IN EROE. Non a caso sulle reazioni dell’Italia e dell’Occidente è duro: «Ho conosciuto Emma Bonino, prima che diventasse ministro degli Esteri, quando era venuta al Cairo per difendere i diritti delle donne egiziane. Le stesse donne hanno perso i loro diritti in un solo anno sotto Morsi. La signora Bonino, però, è rimasta in silenzio».
Il professore sottolinea che questo è il motivo per cui «la maggioranza degli egiziani è profondamente sorpresa dal doppio standard di Unione Europea e degli Stati Uniti. Di fronte alla violazione dei nostri diritti da parte di Morsi, la comunità internazionale ci ha abbandonato. E adesso protesta per la rivolta contro i Fratelli Musulmani».
Non ci si può nemmeno lamentarsi se il generale Al Sisi diventasse «un secondo Nasser democraticamente eletto», perché «chi lo ha trasformato in eroe? Le pressioni degli Usa e dell’Ue. E se verranno applicate le sanzioni sarà punito il popolo egiziano, non i militari».