Venezuela. Una guerra avrebbe fatto meno danni di Maduro

Banca mondiale e Fmi hanno provato a misurare il disastro della “rivoluzione socialista bolivariana”. I risultati mettono i brividi

Nicolas Maduro

Considerata la situazione tragica del Venezuela (ma tragico è un aggettivo insufficiente per descrivere un disastro economico e sociale di quelle dimensioni), è evidente che non sia semplice per il paese trovare una soluzione alla tensione politica che non sia causa di ulteriori sofferenze per la popolazione ormai decimata dall’esodo di massa. Quello che si fatica meno a comprendere, come sottolinea un editoriale dell’edizione del Foglio di oggi, è la paralisi del Consiglio di sicurezza dell’Onu e della comunità internazionale di fronte a una crisi che non si riesce nemmeno a descrivere.

Ci hanno provato la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, a quantificare che razza di sciagura sia stata e sia tuttora la cosiddetta rivoluzione socialista bolivariana di Hugo Chávez e del suo delfino (perfino peggiore di lui) Nicolás Maduro. Il risultato è da brividi, soprattutto se si pensa che il Venezuela potrebbe essere tranquillamente tra le nazioni più ricche del Sud America, visto che vanta le maggiori riserve di petrolio del mondo.

INFLAZIONE OLTRE 1,6 MILIONI PER CENTO

Nel 2019, secondo la Banca mondiale, il Pil del paese potrebbe crollare del 25 per cento (fino al 30 per cento secondo il Fmi), dopo aver perso già 51 punti nei primi sei anni di Maduro. L’inflazione è a 1.623.656 per cento (proprio così: oltre un milione e seicentomila per cento), tanto è vero che alla gente non basta uno stipendio per comprare le uova. La scarsità di alimenti, medicine e perfino di energia elettrica è cronica ormai. Il disastro dello Stato e dell’economia è tale che, con tutto il petrolio che si ritrova sotto i piedi, il Venezuela è costretto addirittura a importarne dall’estero, perché l’estrazione è precipitata a 740.000 barili al giorno (erano 3,5 milioni quando Chávez divenne presidente).

UNA CRISI SENZA PARAGONI

Il caudillo, scrive il Foglio, è stato «peggio di una guerra».

«Mentre sul Venezuela il Consiglio di sicurezza dell’Onu continua a essere paralizzato, Banca mondiale e Fondo monetario internazionale hanno definito formalmente quella del Venezuela come la peggiore crisi economica della storia in tempo di pace. Peggio del botto di Wall Street del 1929, peggio di quella superinflazione che nella Repubblica di Weimar spianò la strada al nazismo, peggio del recente collasso greco, peggio dell’Iraq durante la guerra con l’Iran e della Libia al momento della rivolta contro Gheddafi. Perfino la guerra civile spagnola avrebbe provocato meno danni».

Foto Ansa