In Venezuela manca da mangiare. Maduro dà la colpa ai produttori alimentari

Il presidente vede ovunque complotti e golpe contro di lui. E proroga per la quarta volta lo stato di emergenza economica, annunciando il sequestro delle fabbriche

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Articolo tratto dall’Osservatore Romano – Cresce la tensione politica e sociale in Venezuela. Il presidente Nicolás Maduro ha prorogato per la quarta volta lo stato di emergenza economica per altri due mesi, annunciando il sequestro delle fabbriche.

Lo stato di emergenza economica limita i diritti dell’opposizione e conferisce poteri speciali ai militari, incaricati da Maduro di garantire la distribuzione di cibo in tutto il Venezuela, alle prese da svariati mesi con una profonda crisi economica, nonché politica, che ha portato a un inasprimento delle condizioni di vita della popolazione costretta a lunghe code davanti ai supermercati per assicurarsi beni di prima necessità: scarseggiano alimenti, farmaci e altri prodotti sanitari.

Nel frattempo prosegue il braccio di ferro tra Maduro e i produttori alimentari colpevoli, a suo avviso, di portare avanti una «guerra economica» contro il Governo e di rallentare deliberatamente la produzione.

Sul versante politico si inasprisce lo scontro tra il Governo di Maduro e l’opposizione che controlla il Parlamento, che ha criticato duramente i prolungamenti dello stato di emergenza in vigore da gennaio.

La sconfitta alle elezioni parlamentari del dicembre 2015 ha messo in grave crisi la leadership di Nicolás Maduro, sempre più in difficoltà a mantenere le redini del Paese, mentre l’opposizione continua a premere per il referendum nella speranza di destituirlo dall’incarico. E quest’ultima estensione temporale dello stato di emergenza arriva nel momento in cui le autorità elettorali hanno di nuovo bloccato la strada verso il referendum. Difatti, il consiglio elettorale ha rinviato la decisione di stabilire la data per la raccolta finale delle firme a lunedì. A tal proposito, il Tavolo dell’unità nazionale (Mud) ha accusato il consiglio nazionale elettorale di ritardare il processo e di moltiplicare gli ostacoli per difendere il presidente Maduro.

Finora sono state raccolte 1,8 milioni di firme, ma il Governo continua a denunciare brogli e truffe nella raccolta delle firme, rallentando in questo modo il percorso verso il referendum, che l’opposizione vorrebbe entro l’anno. Se il referendum dovesse aver luogo entro quest’anno verrebbero indette subito nuove elezioni presidenziali. Nel caso in cui slittasse al 2017, e se fosse sfavorevole al presidente in carica, Maduro verrebbe sostituito dal suo vice che rimarrebbe alla guida del Governo fino alla scadenza del suo mandato, nel 2019.

Foto Ansa

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