La guerra in Ucraina rende Maduro sempre più centrale

Con lāex guerrigliero colombiano Gustavo Petro che nega ci sia una dittatura a Caracas al pari dellāex sindacalista brasiliano Lula, che su Time ha incolpato i leader europei, Joe Biden e Zelensky per l’invasione russa, negli ultimi mesi il presidente venezuelano NicolĆ”s Maduro ha guadagnato sullo scacchiere internazionale una rilevanza mai avuta dal 2013, quando si ĆØ insediato a Palazzo di Miraflores.
La contraddittoria politica di Biden con Maduro
A meno che i sondaggi non siano farlocchi, e in America Latina non sarebbe una novitĆ , questāanno sia Petro che Lula saranno eletti presidenti rispettivamente di Colombia e Brasile. A rafforzare Maduro non sono solo loro, ma anche la contraddittoria politica estera statunitense, con Biden che il giorno dopo aver imposto lāembargo al petrolio russo ha inviato una sua delegazione di alto livello a Caracas, per tentare di sostituire lāoro nero di Putin con quello della dittatura venezuelana.
Certo, viste le furiose reazioni di quasi tutto lo spettro politico statunitense, compresi i democratici (fatta salvo Alexandria Ocasio-Cortez), lāamministrazione Biden ha poi deciso di non invitare al nono Vertice delle Americhe, in programma a Los Angeles dal prossimo 6 giugno, Maduro, in quanto dittatore. Immediato ĆØ però arrivato lāappoggio al regime chavista dagli altri due stati più rilevanti dellāAmerica latina, ovvero il Messico e lāArgentina.
Per la gioia di Maduro, fortissima ĆØ stata infatti la condanna dellāostracismo di Biden nei confronti dei regimi di Venezuela, Nicaragua e Cuba (anche il sandinista Ortega e il castrista DĆaz-Canel sono stati esclusi da Washington) da parte dei presidenti AndrĆ©s Manuel López Obrador, e Alberto FernĆ”ndez. Come del resto, naturalmente, anche da Petro e da Lula.
Il nuovo asse con l’Iran e quello con la Russia
I principali paesi dellāAmerica latina, che ha attualmente il record di dittature socialiste, le giĆ citate Cuba, Venezuela e Nicaragua cui per molti dovrebbe aggiungersi anche la Bolivia, non sembrano dunque affatto disposti a premere per un cambio di regime a Caracas, anzi. Maduro ĆØ poi particolarmente raggiante anche perchĆ© ha potuto approfittare dellāisolamento occidentale contro Putin per rafforzare i rapporti giĆ molto forti proprio con la Russia. Non solo in ambito spaziale ma anche sui fronti militari, dell’intelligence ed economici.
Un altro filo diretto rafforzato da Maduro negli ultimi mesi ĆØ quello con lāIran, culminato sabato scorso nella stipula di un patto energetico con Teheran. Il ministro del petrolio di Teheran, Javad Owyi, ha incontrato sia il presidente che il suo omologo chavista Tareck El Aissami per accordare Ā«la costruzione di rotte e meccanismi petrolifere per superare le misure coercitive unilaterali imposte dal governo degli Stati Uniti e dai paesi alleatiĀ». Per la cronaca, El Aissami, soprannominato “il boss narcos” negli Stati Uniti, dove ĆØ nella lista dei latitanti più ricercati.
L’amicizia del Venezuela con la Cina
Ultimo tassello internazionale su cui Maduro fa leva ĆØ, naturalmente, la Cina, senza la quale la disastrata economia venezuelanaĀ non avrebbe mai retto in questi ultimi tre anni. 60 i miliardi di dollari concessi da Pechino a Caracas che oggi, dal punto di vista economico, dipende molto più dal Dragone che dall’Occidente.
Anche sul fronte interno, da tempo Maduro non era cosƬ forte, a tal punto da avere giĆ promesso di volere fare il presidente, “almeno fino al 2030”.
Con più introiti dall’estero grazie al maggiore prezzo del petrolio, il dittatore sta consolidando molto il suo potere a Caracas negli ultimi giorni. Prima il delfino di ChĆ”vez ĆØ stato infatti ratificato alla guida del Partito Socialista Unito del Venezuela, il che comporta la sua candidatura per le presidenziali del 2024. Poi, a stretto giro di posta, ĆØ riuscito ad imporre una Corte Suprema di Giustizia su misura per lui, guadagnandosi almeno altri 12 anni di impunitĆ in patria, visto che il mandato del massimo organismo giuridico venezuelano scadrĆ solo nel 2034.
Foto Ansa
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