Usa, prosegue la resistenza dei cattolici alle imposizioni laiciste di Obama: «Non chiediamo privilegi ma la libertà di servire»

La Conferenza episcopale americana riconferma le iniziative per difendere le coscienze dai diktat abortisti del presidente

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Riunita nei giorni scorsi a New Orleans (11-13 giungo), la Conferenza episcopale americana ha deciso di riconfermare la Commissione per la Libertà religiosa istituita ad hoc due anni fa dall’allora capo dei vescovi Usa Timothy Dolan (poi sostituito da Joseph E. Kurtz). L’urgenza era stata dettata all’inizio del 2012 dall’annuncio del cosiddetto “abortion mandate”, la norma della riforma sanitaria di Obama che impone a tutti i datori di lavoro, anche a quelli di ispirazione religiosa, di pagare ai dipendenti assicurazioni inclusive di coperture per farmaci contraccettivi e abortivi. Lo stesso papa Benedetto XVI all’epoca incoraggiò i vescovi statunitensi a far sentire la propria voce e a mettere in guardia i fedeli dal «secolarismo radicale che minaccia la libertà religiosa (…) a ogni livello della vita ecclesiale». E proprio la libertà religiosa è stata uno dei temi al centro del dialogo intercorso tra il presidente americano e papa Francesco nell’udienza privata di fine marzo in Vaticano.

IN ATTESA DELLA SENTENZA. La Conferenza episcopale ha votato per la riconferma della Commissione consapevole che «i problemi per cui è stata creata continuano e si intensificheranno», come ha detto l’arcivescovo Peter Sartain di Seattle. Mentre l’arcivescovo William E. Lori, membro della Commissione per la Dottrina della fede, ha snocciolato alcuni risultati raggiunti fin qui: in attesa che la Corte suprema si esprima sul ricorso contro l’abortion mandate sottopostole dalla catena di negozi Hobby Lobby, circa 35 aziende commerciali e 22 no profit hanno ottenuto un’esenzione temporanea dai tribunali, grazie ai ricorsi in cui si chiariva che la legge federale lede l’esercizio della libertà religiosa. Ma c’è ancora molto da fare, ha sottolineato Lori, anche perché a livello locale molte parrocchie hanno ignorato il problema e il richiamo dei vescovi a sensibilizzare la gente. Diversi interventi si sono concentrati proprio sul fatto che ancora troppe persone non comprendono il pericolo implicito in quello che sta accadendo. Secondo Lori, molti fedeli si fermano al fatto che «si può sempre andare in chiesa la domenica, le chiese sono aperte e le cose in superficie sembrano quelle di sempre», perciò «non pensano che ci siano sfide per la libertà religiosa».

DUE SETTIMANE PER INFORMARE. Per tutte queste ragioni i vescovi americani hanno deciso di riconfermare anche la “Forthnight for Freedom”, iniziativa nata nel giungo 2012 per prendere consapevolezza delle implicazioni dell’Obamacare e dell’abortion mandate. A partecipare, dal 21 giugno al 4 luglio, saranno circa 130 diocesi, quando «sul nostro calendario liturgico – ha spiegato la conferenza episcopale – sarà celebra una serie di grandi martiri rimasti fedeli di fronte alla persecuzione da parte del potere politico, come san Tommaso Moro, san Giovanni Fisher, san Giovanni Battista, i santi Pietro e Paolo e i primi martiri della Chiesa di Roma». Quest’anno il titolo dell’iniziativa sarà “Libertà di servire”, perché «la sfida non è sulla libertà di culto, ma è quando usciamo dalle mura della Chiesa», ha sottolineato Lori. «Non chiediamo privilegi per la Chiesa, non cerchiamo trattamenti di favore. Chiediamo solo che ci sia garantita la libertà protetta dalla Costituzione di poter servire seguendo il nostro credo (…) il bene comune, i poveri e i vulnerabili». Mentre le norme imposte da Obama potrebbero portare alla chiusura di migliaia di ospedali e scuole religiosi: rifiutando di piegarsi alla legge rischiano multe salatissime.

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