Usa. Obama minaccia di abolire la legge che protegge la libertà religiosa. Leader di tutte le fedi scrivono al Congresso

Dopo la sentenza sulla Hobby Lobby, si teme una “ritorsione” del governo sulla legge clintoniana del 1993: «Legiferare contro questa norma costituirebbe un precedente pericoloso»

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«Il Congresso non ha mai approvato una legge con lo scopo specifico di ridurre la libertà religiosa degli americani. E non dovrebbe neanche pensare di prendere in considerazione il fatto di farlo ora». È il testo di una lettera firmata dai leader religiosi di tutti gli Stati Uniti, rappresentanti delle comunità battiste, presbiteriane, avventiste del settimo giorno, luterane, ebraiche, indù e buddiste. Tra questi, anche il presidente della Conferenza episcopale (Usccb), monsignor Joseph Edward Kurtz. Ovvero dai «leader di diverse comunità di fedeli che rappresentano oltre 100 milioni di Americani (un terzo dei cittadini, ndr)». La preoccupazione dei leader religiosi è che si modifichi o abroghi la legge sulla libertà religiosa (Religious Freedom Restoration Act, Rfra) approvata nel 1993 con voto unanime.
Perché questa preoccupazione? Perché la Corte suprema, sentenziando a proposito del caso Hobby Lobby, ha fatto riferimento alla Rfra ed è anche chiaro che l’amministrazione Obama è rimasta scottata da tale decisione. Così, il timore diffuso negli ambienti religiosi è che il governo lavori per modificare o, addirittura, cancellare la Rfra.

UNA LEGGE VOLUTA DA CLINTON. «Il Religious Freedom Restoration Act è passato nel 1993 con un supporto ampio e bipartisan. Tutte le fedi religiose, incluse le più vulnerabili, sono protette dalla legge federale. Gli americani devono essere liberi di vivere e lavorare in accordo alla loro fede». Per questo si chiede «di non emendare né abrogare il Rfra, una delle protezioni legali più funzionali della libertà religiosa e dei diritti della libera coscienza di ogni persona di qualsiasi fede». Negli Stati Uniti, infatti, «il diritto a vivere secondo la propria fede e ad agire secondo la propria coscienza» è sempre stato protetto, anche «al di fuori delle mura del proprio luogo di culto». Per questo, «come il presidente Bill Clinton disse quando firmò il Rfra, il governo deve garantire l’esistenza di prove evidenti prima di interferire con il libero esercizio della religione di qualcuno».

«TUTTI GLI AMERICANI DEVONO ESSERE LIBERI» Nella missiva si fa presente ai legislatori che «le nostre comunità di fede praticano in tanti modi diversi» e che «abbiamo opinioni diverse su molte cose. Ma sulla scia delle decisioni della Corte Suprema degli Stati Uniti a favore di Hobby Lobby (…), siamo uniti nel nostro fermo sostegno al mantenimento di tutte le disposizioni vigenti e delle protezioni del Religious freedom restoration act del 1993». I leader religiosi hanno poi sottolineato l’affermazione della Corte Suprema per cui «tutti gli americani – tra cui gli imprenditori di aziende familiari – devono essere liberi di vivere e lavorare secondo la loro fede e ricevere le tutele sancite dal Religious freedom restoration act». Data anche la «maggioranza schiacciante bipartisan della Camera e del Senato degli Stati Uniti», quando il presidente Clinton lo firmò. Allora furono solo tre i membri del Congresso che votarono contro la legge.

«PRECEDENTE PERICOLOSO». Ma perché si ritenne così importante per l’America proteggere l’esercizio pubblico della fede? «Ogni giorno – si legge nella lettera – milioni di americani sono motivati dalla loro fede quando vanno a servire i più bisognosi tra di noi. Le buone opere di questi individui di fede sono visibili nelle mense, negli ospedali, nelle scuole, negli ospizi. E, sì, anche nelle aziende a conduzione familiare». È così che, per oltre 20 anni, sono stati protetti «gli americani di tutte le fedi dalle coercizioni del governo. Ebrei, musulmani, indù, cristiani, buddisti, sikh e altri». Ecco perché di fronte all’esortazione dell’amministrazione Obama diretta al Congresso «ci siamo riuniti per scrivere questa lettera con un motivo specifico: non modificare o abrogare il Rfra», che «è una delle tutele giuridiche più vitali nella nostra nazione della libertà religiosa e dei diritti di coscienza di ciascuna persona di ogni fede». Modificare il Rfra, perché «alcuni non sono d’accordo con una particolare applicazione della legge, costituirebbe un precedente pericoloso, che minerebbe il principio fondamentale della libertà religiosa di tutti, anche di coloro le cui convinzioni religiose possono essere impopolari in questo momento. Il Congresso non ha mai approvato una legge con lo scopo specifico di ridurre la libertà religiosa degli americani. E non dovrebbe neanche pensare di prendere in considerazione il fatto di farlo ora».

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