Usa. «Non si possono riaprire i negozi di liquori e chiudere le chiese»

La Corte Suprema americana boccia le restrizioni alle Messe decretate dallo stato di New York a causa della pandemia: «L’emergenza non dà alle autorità un potere illimitato»

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La Corte Suprema americana ha vietato le restrizioni imposte dallo stato di New York alle funzioni religiose per combattere l’epidemia di coronavirus. Come spiega il New York Times, la sentenza è passata per cinque voti a quattro, con il nuovo giudice Amy Coney Barrett che ha giocato un ruolo decisivo. A maggio e a luglio, quando le chiese in California e Nevada si erano rivolte ai giudici supremi per contestare restrizioni analoghe, il voto era finito 5 a 4 a favore delle limitazioni. Allora però tra i giudici figurava ancora Ruth Bader Ginsburg, deceduta a settembre e sostituita da Trump con Barrett.

LA PRATICA RELIGIOSA È «ESSENZIALE»

Secondo la Corte Suprema le restrizioni volute dal governatore di New York, Michael Cuomo, violano il Primo emendamento che protegge il libero esercizio della pratica religiosa. Il giudice Neil Gorsuch ha firmato una seconda “opinion” spiegando che Cuomo ha trattato in modo più favorevole le attività secolari, giudicando invece quelle religiose «non essenziali»:

«È tempo di dire chiaramente che, se la pandemia pone sfide molto serie, la Costituzione non tollera in alcune modo decreti esecutivi che riaprono i negozi di liquori ma chiudono chiese, sinagoghe e moschee».

DIECI FEDELI NELLA CHIESA DA MILLE

Il governatore di New York aveva stabilito che nelle “zone rosse”, quelle cioè più colpite dall’epidemia, le funzioni religiose potevano essere celebrate con un massimo di 10 fedeli a prescindere dalle dimensioni del luogo di culto. Nelle “zone arancioni”, invece, il limite era stato fissato a 25 anche per le chiese con una capienza massima prevista per 1.000 persone. A fare ricorso contro questa decisione erano state la diocesi cattolica di Brooklyn e un’organizzazione ebraica ortodossa, anche in baso al fatto che per i rivenditori di liquori e i negozi per animali non erano state applicate restrizioni.

Lo stato di New York aveva cercato di evitare il verdetto modificando i decreti pochi giorni prima del voto, ma la Corte Suprema ha emesso lo stesso la sentenza anche perché, come sostenuto dagli avvocati delle sinagoghe, «le restrizioni potrebbero essere reimposte in qualunque momento».

L’EREDITÀ DI TRUMP

A metà novembre il giudice Samuel Alito, parlando alla convention annuale del gruppo legale conservatore Federalist Society, aveva dichiarato: «Ogni volta che i diritti fondamentali vengono limitati, la Corte Suprema non può chiudere gli occhi. Non è vero che ogni volta che c’è un’emergenza le autorità esecutive hanno un potere discrezionale illimitato e insindacabile».

Gli Stati Uniti si confermano un paese maggiormente rispettoso della libertà di culto rispetto all’Europa. La sentenza della Corte Suprema americana è infatti molto diversa da quella del Consiglio di Stato francese che, sollecitato sullo stesso argomento dai vescovi transalpini, ha confermato la legittimità del divieto per i fedeli di partecipare alla Messa.

Quello di mercoledì è il primo verdetto in cui il nuovo giudice nominato da Donald Trump prima delle elezioni, Amy Coney Barrett, si è rivelato decisivo. Una prima conferma del fatto che la recente vittoria elettorale di Joe Biden non potrà cancellare tanto facilmente l’eredità del tycoon repubblicano.

@LeoneGrotti

Foto Ansa