Una manovra «minuscola e inefficace»

La lotta all’evasione? «Fumo demagogico». L’ex viceministro Baldassarri spiega perché le ricette dei giallorossi avranno «impatto zero» sulla crescita

conte gualtieri manovra

La Commissione europea ha chiesto all’Italia chiarimenti sulla manovra finanziaria. Le perplessità di Bruxelles, per chi non si ferma alla retorica governativa, non sono un fulmine a ciel sereno. Oltre alle numerose analisi apparse sui giornali, merita di essere ripresa l’intervista che il professor Mario Baldassarri ha rilasciato lunedì 21 ottobre a Radio radicale. Baldassarri, un passato come politico nelle fila del Pdl, è stato vice ministro dell’Economia e delle finanze e all’emittente radiofonica ha spiegato perché questa è una manovra «minuscola e inefficace».

Lotta all’evasione coi numeri al lotto

Partiamo dall’evasione fiscale, cavallo di battaglia della maggioranza giallorossa che vorrebbe mettere il limite al contante e le manette agli evasori. Per Baldassarri, presumere di raccogliere 7 miliardi è «fumo demagogico. La vera lotta all’evasione si fa con gli incroci e col conflitto di interessi. Oggi l’anagrafe tributaria italiana è perfettamente in grado per ogni soggetto di incrociare la dichiarazione dei redditi con tutte le altre banche dati: movimenti in banca, con carta di credito, le utenze, il catasto edilizio, il registro automobilistico». Bastano questi incroci, dice il professore, per capire chi evade. Al contrario, «è assurdo mettere in preventivo per l’anno prossimo un incasso da lotta all’evasione di 7 miliardi, per il semplice fatto che la lotta all’evasione la si registra quando l’hai presa, ex post, altrimenti io potrei scrivere 7, 14, 21, 28, qualunque numero diventa un numero da terno al lotto».

Le tasse e la spesa pubblica

Seconda questione: tutti dicono che occorre diminuire le tasse. Chi non è d’accordo? Il problema, spiega Baldassarri, è che per farlo occorre «diminuire la spesa pubblica». Come? Il professore fa un esempio riprendendo ciò che ha detto di recente Matteo Renzi alla Leopolda, in cui ha parlato di tagli sugli acquisti di beni e servizi per la pubblica amministrazione. «Renzi li aveva lasciati a 135 miliardi, ora sono a 150. Ma all’interno di quella spesa, negli ultimi 15 anni, quella specifica voce è aumentata del 159 per cento con una inflazione che è stata del 109 per cento. Quindi è aumentata del 50 per cento in termini reali. E, all’interno di quella voce, l’acquisto di beni e servizi per la sanità (macchinari, siringhe e quant’altro) è aumentata del 179 per cento, cioè del 70 per cento».

Impatto zero

Ecco dove bisognerebbe andare a reperire le risorse. Invece, nota l’ex viceministro, il governo ha messo in piedi una manovra «minuscola dal punto di vista della quantità e inefficace in termini di sostegno alla crescita e all’occupazione». Si dice che sarà di 30 miliardi, ma, di questi, «23 servono a non aumentare l’Iva, quindi non a crescere, ma a evitare una frenata», e gli altri 7 sono «sostanzialmente, 4 per spese obbligatorie e 3 per l’intervento sul cuneo fiscale, che rappresenta lo 0,15 per cento del Pil». Il problema è che, dal lato delle coperture di quei 30 miliardi, «14 derivano dall’aumento del deficit, 6 perché si dice che pagheremo meno interessi sul debito pubblico (quindi grazie a Mario Draghi), 7 dalla lotta all’evasione». A parte che al conto mancano ancora 3 miliardi, la questione è che, conclude Baldassarri, «non c’è nessun impatto sulla crescita. Se tutto va bene, ha impatto zero».   

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