Tutti contro Maroni per la proposta del “lombard”. La solita cultura politica da guerra civile

Un esempio di moneta locale esiste già a Nantes grazie all’aiuto di due professori della Bocconi. Le critiche di Repubblica e Corriere sono generate dall’accecamento fazioso.

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L’Italia è il paese dove la logica amico/nemico di schmittiana memoria è portata al parossismo, ma la colpa non è solo della classe politica. Che il politicamente altro da me abbia sempre torto e io lo debba sempre e comunque criticare per avvantaggiare il mio partito e indebolire il suo, non è una deformazione di politicanti impegnati nella lotta per il potere, ma una patologia alimentata dai media e in particolare dai commentatori.

Un esempio non di primo piano ma molto istruttivo è la polemica che da qualche settimana ha al centro il cosiddetto “lombard”, la moneta locale che il presidente della Lombardia Roberto Maroni vorrebbe introdurre per stimolare l’economia regionale. I lettori di Tempi sanno che monete complementari esistono da anni in Europa in tutti i principali paesi, e che l’ultimo esperimento in ordine di tempo è stato varato a Nantes dalla locale amministrazione socialista, in passato presieduta dall’attuale primo ministro Jean Marc Ayrault, con la consulenza di due docenti dell’università Bocconi di Milano per nulla in odore di leghismo.

Invece secondo Ivan Berni di Repubblica (5 aprile) il progetto «puzza di incostituzionalità e velleitarismo politico» e Gian Arturo Ferrari del Corriere della Sera (15 aprile) crede di fare intelligente sarcasmo definendo la moneta complementare «moneta sussidiaria padana di oscura funzione, incerto statuto e opinabile valore. Qualcosa di simile, pare di capire, alle banconote del Monopoli». Non ci sono dubbi: l’accecamento fazioso trasforma i colti in ignoranti impegnati a diffondere ignoranza, e alimenta una cultura politica da guerra civile.

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