Turchia e Ue sempre più lontane

Dopo avere decretato lo stato di emergenza, il presidente, Recep Tayyip Erdoğan, ha sospeso ieri la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, suscitando la forte reazione dell’Ue

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tratto dall’Osservatore Romano – Ankara, 22. A una settimana dal fallito colpo di Stato, la tensione in Turchia resta molto alta. Dopo avere decretato lo stato di emergenza, il presidente, Recep Tayyip Erdoğan, ha sospeso ieri la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, suscitando la forte reazione dell’Ue. «Una sospensione della convenzione è prevista, ma non è una deroga in bianco: i diritti fondamentali sono inalienabili», ha dichiarato l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini.

L’Austria è stato il primo Paese dell’Ue a convocare l’ambasciatore turco per «chiarire in quale direzione la Turchia intenda andare», ha sostenuto il ministro degli Esteri, Sebastian Kurz, che ha bollato come «inaccettabili e incomprensibili» le misure prese finora da Ankara. Anche la Germania ha inviato una nota di protesta, chiedendo alla Turchia — ha spiegato il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier — «punizioni proporzionate a quanto accaduto», ma di evitare l’arresto o la sospensione dal servizio di persone che abbiano idee contrarie a quelle della maggioranza. Lo stato d’emergenza, che consente ad Ankara di governare per decreto, ha spiegato ancora Steinmeier, «deve essere limitato al tempo necessario e poi revocato immediatamente». Prolungarlo, ha aggiunto, «significa indebolire la Turchia sia all’interno che all’esterno». Steinmeier ha chiesto, quindi, ad Ankara di «rispettare i principi dello stato di diritto» e di «mantenere la giusta misura delle cose»

Non è lo Stato, «ma il popolo ad avere preso questa decisione», ha subito reagito il premier turco, Binali Yildirim, a margine della seduta del Parlamento che, con 346 voti a favore e 115 contrari (su 550 deputati complessivi), ha decretato lo stato di emergenza per tre mesi. «Il nostro popolo ha dato vita a una situazione in difesa della democrazia e della libertà, dimostrando che i carri armati non erano sufficienti a fermare la gente», ha aggiunto Yildirim, sottolineando che l’obiettivo primario è ora l’eliminazione nel Paese di tutti «i residui» di Fetullah Gülen, l’imam che vive da tempo negli Stati Uniti, ritenuto la mente del fallito golpe. Quanto al congelamento dei diritti umani, Ankara fa sapere che «lo ha fatto anche la Francia» per difendersi dal terrorismo.

La situazione turca sta destando grande attenzione anche negli Stati Uniti, con la Casa Bianca che ha invitato Erdoğan «a proteggere le tradizioni e le istituzioni democratiche; anche se la voglia di fare giustizia è comprensibile — puntualizza in una nota il portavoce, Josh Earnest — il Governo di Ankara deve dimostrare il rispetto del suo impegno verso la democrazia». Intanto, il partito Akp di Erdoğan ha deciso di partecipare alla grande “manifestazione per la democrazia” (così è stata denominata in Turchia) convocata per domenica pomeriggio a piazza Taksim, a Istanbul, dalla formazione socialdemocratica Chp, la principale forza di opposizione. «Abbiamo ricevuto un invito e li ringraziamo molto. Non è più una questione che riguarda solo un partito politico», ha spiegato stamane un portavoce dell’Akp. Si svolgerà invece la prossima settimana, in anticipo rispetto alla data prevista di inizio agosto, la riunione del Consiglio militare supremo, come ha annunciato oggi Erdoğan stesso. Dalle decisioni del Consiglio, ha spiegato il presidente, «emergerà una nuova struttura delle forze armate».

Foto Ansa

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