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La borsa e la vita

Tu chiamale, se vuoi, infrazioni

Di Alan Patarga
25 Aprile 2026
L’Europa ci condanna a un altro anno di vacche magre per un decimale di troppo nel rapporto deficit/Pil. E adesso perfino il rigoroso Giorgetti evoca lo “scostamento” per affrontare le emergenze
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (foto Ansa)
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (foto Ansa)

Diceva il vecchio adagio che “per un punto Martin perse la cappa” ed è la paradossale situazione delle finanze pubbliche italiane, condannate a un’altra annata grama da uno zerovirgola-uno nel rapporto deficit/Pil. Il 2025, ha certificato nei giorni scorsi Eurostat, si è chiuso al 3,1 per cento, appena un decimale sopra la soglia di salute fissata dalle regole europee. Quasi niente, qualche centinaio di milioni di euro (circa 600) sull’intero bilancio dello Stato, che però significano altri dodici mesi per l’Italia in procedura d’infrazione per deficit eccessivo. L’ironia di Giorgetti, la rabbia della Meloni Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, l’ha apparentemente presa con filosofia:

«Come diceva Boskov, rigore è quando l’arbitro fischia. Puoi essere d’accordo o no, ma queste sono le regole del gioco».

Meno diplomatica la premier Giorgia Meloni, che in serata ha parlato apertamente di «beffa», ricordando come quasi sempre le stime sul Pil che influenzano il calcolo del ra...

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