Tsipras ha giocato male le sue carte e un accordo conviene a tutti. «E l’Italia non ha niente da temere»

Intervista all’economista Marco Fortis: «L’Italia può vantare caratteristiche uniche al mondo». Industria, famiglia e serietà ci hanno salvato (e ci salveranno)

«È vero che la politica dell’austerità non ha funzionato in Grecia, ma se dal 1992 ad oggi a noi italiani avessero offerto le stesse condizioni proposte ad Atene, oggi avremmo un debito pubblico inferiore anche a quello tedesco». Grecia e Unione Europea sono in bilico, ma secondo l’economista Marco Fortis, docente dell’Università Cattolica di Milano, direttore e vicepresidente della Fondazione Edison, ci sarebbe ancora spazio «per un accordo in extremis prima del referendum di domenica». Soprattutto, dichiara a tempi.it, «l’Italia non ha nulla da temere perché può vantare caratteristiche uniche al mondo».

Professore, quali sono queste caratteristiche?
La Grecia è diventata la Grecia che conosciamo oggi perché non ha una struttura industriale come l’Italia. La parte più ricca e produttiva del nostro paese non solo sopporta le disuguaglianze nord-sud, ma paga anche una quota di interessi che toccano tutto il paese. L’unica cosa che manca all’Italia rispetto alla Germania è la Mercedes o la Bmw. Se prendiamo una regione industriale tra le più grandi al mondo come la Renania-Vestfalia, dove non c’è l’industria dell’auto, e la paragoniamo a Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna messe insieme, il valore industriale prodotto dalle nostre regioni, a parità di popolazione, è più alto.

Anche noi, come Atene, abbiamo un debito pubblico enorme.
È vero, ma non abbiamo debito privato e questo è importante. Inoltre, a parte una piccola parentesi all’inizio degli anni Duemila, non abbiamo deficit strutturale del commercio con l’estero. Abbiamo, cioè, un surplus commerciale di 40 e rotti miliardi.

E questo cosa significa?
Significa che negli ultimi 20 anni e passa l’Italia è riuscita a pagare 1.500 miliardi di euro di interessi sul suo debito. Questo è stato possibile perché dal 1992 ad oggi abbiamo un avanzo primario importante che corrisponde, più o meno, alla quota di interessi sul debito da pagare agli stranieri. Con noi nessuno rischia di perdere un centesimo. Da questo punto di vista, siamo unici.

Perché?
La Francia per pagare gli interessi emette nuovo debito, l’Inghilterra fa lo stesso, gli Stati Uniti anche. L’Italia è il primo paese al mondo per avanzo primario dopo la Germania, anche quando va male facciamo l’1,8 per cento del Pil. Questo è possibile anche perché le famiglie italiane e le aziende riescono a sopportare la più alta pressione fiscale d’Europa. L’Imu e l’austerità in Italia sono stati pagati dai risparmi, non dagli stipendi. Gli italiani sono seri e le tasse le pagano eccome: questo si traduce in avanzo primario.

E la Grecia, invece?
La Grecia ha uno squilibrio strutturale con l’estero per cifre che si aggirano intorno al 20 per cento del Pil. Inoltre, avevano un sistema di welfare che la Germania poteva solo sognarsi. La spesa pubblica corrente nel 2009 era pari a 100 miliardi di euro. Quando la Troika, rinominata poi Brussels Group, è intervenuta, già i governi greci stavano cercando di porre rimedio alla situazione, anche se in modo disordinato. E questa è la strada giusta, perché la Grecia non avrà mai un’economia reale forte e quindi deve stare attenta ai conti per non andare a sbattere.

L’austerità però non sembra aver funzionato molto bene in questi anni.
In parte è vero, anche se ad Atene sono state fatte concessioni importanti. La Grecia non paga neanche più gli interessi, tanto glieli hanno allungati, deve solo rimborsare il debito senza pagare interessi. A parità di condizioni, ora l’Italia avrebbe un debito pubblico inferiore a quello tedesco. La Grecia era riuscita ad avere un piccolo avanzo primario, stava per rientrare timidamente in carreggiata, ma si è ribellata al sistema eleggendo Alexis Tsipras.

Se Atene e Bruxelles non raggiungono un accordo l’Italia tornerà nei guai come nel 2011?
No, perché siamo messi meglio da tutti i punti di vista e perché la Bce, grazie a Mario Draghi, agisce finalmente da vera Banca centrale, mettendo al riparo gli Stati dell’Ue da possibili attacchi speculatori.

Lei spera che un’intesa alla fine venga trovata?
Ci conto. Credo che il governo Tsipras abbia esagerato ma abbia anche capito di essersi cacciato in un cul de sac. Il premier ha detto che se vincerà il sì, forse si dimetterà, quindi probabilmente inizia a realizzare di non aver giocato benissimo le sue carte. Se entrambe le parti faranno uno sforzo per un accordo in extremis, i mercati si calmeranno e anche il referendum avrà un carattere meno apocalittico. Sia gli Stati Uniti che Angela Merkel vogliono del resto che Atene resti nell’Unione Europea e nell’Eurozona. Per raggiungere questo obiettivo, però, le parti devono fare entrambe un piccolo sforzo in più.

Foto Ansa/Ap