Domande su una generazione in balia dei social network. Ricerche, opinioni e “patti digitali”. Ma c’è un compito che spetta a una comunità educante. Rassegna ragionata dal web
Un manuale per costruire le armi sequestrato al ragazzo che voleva compiere un attentato nella sua scuola a Perugia (foto Ansa)
Si legge sull’Ansa:
«Si informano sui social visuali come TikTok, Instagram e YouTube, si sentono poco rappresentati dai media tradizionali, non hanno preclusioni nell’uso dell'intelligenza artificiale. È la fotografia del rapporto tra i più giovani e il mondo dell’informazione contenuta nell’analisi “How young people get their news” del Reuters Institute, che conferma lo “stravolgimento in 10 anni della dieta mediatica” di questa generazione di nativi social che si è “allontanata da tv, stampa e siti di informazione per diventare social first”».
La ricerca ci consegna l’immagine di giovane generazioni “malate di scrolling”, incapaci di prestare attenzione alle notizie trovate su media tradizionali e più propense ad affidarsi a opinioni istantanee tratte dai social. Il ricorso all’intelligenza artificiale è intenso. Nette sono le posizioni su alcune tematiche, come scrive Ansa: «Il 32 per cento pensa che “non abbia senso che i mezzi di informazione siano neutrali su determinate quest...
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