Trasporti, sicurezza, scuole: l’islamismo è radicato nei servizi pubblici in Francia

Un rapporto dell’Assemblea nazionale rivela che 1.500 individui osservati per radicalizzazione a carattere terrorista lavorano in «professioni sensibili»

L’islam radicale è ancora un pericolo concreto per la Francia e centinaia di soggetti radicalizzati lavorano nei servizi pubblici più delicati. È quanto afferma nero su bianco un rapporto dell’Assemblea nazionale francese al quale hanno lavorato per sette mesi il deputato gollista Éric Diard e il macroniano Éric Poulliat.

Nella lista dei “Fiches S”, cioè delle persone sotto osservazione per radicalizzazione a carattere terrorista, ci sono 21.039 persone. Di questi, 10.092 sono “attivi” e oltre 1.500 individui «esercitano o hanno esercitato una o più professioni qualificate come “sensibili” in ragione della natura dell’attività esercitata (trasporto terrestre, aereo, attività private di sicurezza…) o dell’accoglienza nel settore pubblico».

«LA PREVENZIONE È POCO SVILUPPATA»

Come riporta il Figaro, il rapporto sottolinea che la «prevenzione e l’identificazione della radicalizzazione è ancora poco sviluppata» nel settore della sanità, dell’istruzione, specie universitaria, delle attività sportive, della sicurezza privata ma anche della polizia municipale. Ecco perché, secondo i deputati, serve una «presa di coscienza urgente» del problema, soprattutto in vista del reclutamento di «migliaia di agenti di sicurezza in vista dei Giochi olimpici di Parigi del 2024».

Il Foglio, riprendendo un’anticipazione di Le Point, aveva citato passaggi del rapporto nel quale si parla di «“autisti che si rifiutano di prendere servizio dopo una donna”, di “locali vietati alle donne nei terminal”, di comunitarismi negli asili a nord di Parigi, dove le bambine sono separate dai maschi. Un sindacalista racconta che “i musulmani praticanti stanno prendendo di mira le donne credenti non praticanti”. E una di loro, che voleva andare a Ibiza in vacanza durante il Ramadan, è stata aggredita perché non era “una buona musulmana”».

SITUAZIONE GRAVE IN SCUOLE E CARCERI

In un’intervista al Figaro, uno dei due autori del rapporto, Éric Diard, spiega che «era necessario approntare uno stato dell’arte dei servizi pubblici toccati dalla radicalizzazione o dal comunitarismo. Nel settore dell’Educazione, le scuole islamiste si stanno diffondendo in maniera inquietante, e anche nelle carceri i detenuti di diritto comune radicalizzati e pericoloso vengono male identificati. Noi suggeriamo delle misure concrete, ad esempio ridare ai prefetti la competenza sulle autorizzazioni alle associazioni sportive».

Foto Ansa