Torino non rispetta il Patto di stabilità: Fassino dovrà pagare 38 milioni di euro

Sergio Chiamparino nel 2010 ha sforato e ora Fassino deve pagare. Ma anche il nuovo sindaco nel 2011 non ha rispettato il Patto di stabilità. Ghiglia (Pdl): «Non pagheremo noi la pessima gestione altrui».

È in arrivo un’altra stangata per la città più indebitata d’Italia: dato che il Comune di Torino nel 2010, quando era sindaco Sergio Chiamparino, non rispettò il patto di stabilità, il Viminale ha applicato alle già disastrate casse della capitale piemontese una sanzione di 38,3 milioni. Lo si legge nel decreto del ministero dell’Interno: gli altri comuni sanzionati sono Catanzaro, Messina e Trapani. Una brutta notizia, dato che Piero Fassino ha deciso di non rispettare il patto di stabilità del 2011. Motivo? Per far tornare i conti andavano tagliati 120 milioni di servizi, tra asili nido, scuole, trasporti pubblici e assistenza domiciliare per gli anziani. «Sforare il patto mi ha consentito di pagare alle imprese 450 milioni di euro, 250 in più che se avessi rispettato il patto di spesa. E non mi sembra poco, in periodo di crisi» aveva spiegato Fassino. «Abbiamo potuto emettere una forte iniezione di liquidità nel sistema torinese e pagare le aziende che hanno lavorato per la nostra città».

Fassino ha scelto di rischiare e per consentire alla città di sopravvivere al 2011 ha messo in atto una riorganizzazione delle aziende partecipate. Causando l’ira di Sel, che ha votato tutta una serie di aumenti delle tariffe (dal parcheggio sulle striscie blu al biglietto del tram) e di privatizzazioni con l’obiettivo di far cassa. E adesso? Secondo Silvio Magliano, vicepresidente del consiglio comunale, stanno venendo al pettine nodi antichi e legati alle gestione di Chiamparino, «che scelse di agganciare tutti i nostri investimenti ai prodotti finanziari. In questa fase delicata, ora che gli interessi variano rispetto al mercato, non siamo in grado di calcolare quanto perdiamo». Agostino Ghiglia, vicecoordinatore Pdl Piemonte, ha depositato un’interrogazione alla Camera, «per sapere i motivi straordinari e imprevedibili per cui Torino ha sforato il patto di stabilità. Se lo facessero tutti i Comuni, in quanto non in grado di pianificare adeguatamente, se tutti i sindaci emulassero Fassino, lo Stato finirebbe in bancarotta. Io, e credo con me tutti i torinesi, non voglio pagare con le mie imposte e tariffe comunali la pessima gestione di Chiamparino e Fassino». Alla sanzione del Viminale rispetto ai conti del 2010, infatti, si aggiunge il “rischio” assunto da Fassino nel 2011. Che ha tutta una serie di conseguenze pratiche: blocco alle assunzioni e riduzione del 30% delle indennità di assessori e consiglieri, e soprattutto riduzione dei trasferimenti, per un totale di 30 milioni di euro.

Ghiglia ha annunciato una vera e propria azione legale: «I nostri legali stanno valutando la percorribilità di una sorta di “azione di responsabilità” collettiva nei confronti degli amministratori comunali che hanno gravato le tasche dei torinesi». Fassino non si scompone. «Il debito è alto – ha ammesso – ma c’è una differenza incontestabile tra l’indebitamento per investimenti e quello da spesa corrente». A settembre sarà avviata una nuova fase di investimento, con rilancio urbanistico dei quartieri e con la creazione di 25 parcheggi sotterranei, da realizzare in cinque anni. Inoltre dopo la pausa estiva verranno ultimate le operazioni di risanamento: cessione delle partecipazioni e valorizzazione del patrimonio immobiliare. Il tutto, ha assicurato Fassino, «mantenendo alto il livello di welfare». C’è da augurarselo, anche perché il Dl fiscale (Dl 16/2012) prevede un cambiamento, che riguarda il limite delle sanzioni. Se nel 2011 non potevano oltrepassare il 3% delle entrate correnti, l’anno prossimo gli enti inadempienti saranno obbligati a pagare la totalità della somma, indipendentemente dal proprio bilancio. E le casse di Torino rischierebbero seriamente di svuotarsi.