Centoventi genitori protestano per la proiezione di un film sull’omosessualità a scuola. «Nessuno ci ha informati»

Treviso. Un film su un padre omosessuale e con immagini di masturbazione viene proiettato in una scuola media. La rabbia dei genitori lasciati all’oscuro dell’iniziativa

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Centoventi genitori hanno scritto al sindaco di Treviso Giovanni Manildo per protestare contro la proiezione di un filmato durante l’orario scolastico in una scuola media. I genitori raccontano che ai loro figli è stato mostrato un video in cui si racconta di un padre che abbandona i figli per intrecciare una relazione omosessuale con un compagno. Alcuni ragazzi sarebbero tornati a casa molto turbati dopo la proiezione, raccontando di alcune scene molto esplicite di masturbazione tra giovanissimi.
La lettera, racconta il giornale locale La Tribuna di Treviso, è stata firmata da 120 genitori di alunni delle scuole medie del Quinto circolo didattico cittadino (scuole comunali di Santa Bona, Immacolata, San Liberale e Monigo). Il filmato è stato proiettato agli scolari delle terze medie del Circolo durante una delle lezioni, radunati all’auditorium del Palladio.

LA PROTESTA DEI GENITORI. I genitori lamentano di essere rimasti all’oscuro dell’iniziativa della scuola. Un’iniziativa presentata come “educazione sentimentale” e organizzata dall’Ulss 9. Dopo la proiezione, ai ragazzi è stato lasciato un quarto d’ora per scambiarsi qualche opinione, e basta. «Sono immagini – ha detto uno dei genitori – che avremmo voluto non vedessero a scatola chiusa i nostri figli, dato che non tutti sono ancora preparati ad affrontare simili tematiche. E infatti qualcuno si è anche sentito male, una volta tornato a casa». «Attenzione: non siamo persone omofobe, ma pretendiamo di essere almeno messi al corrente in anticipo, di certi contenuti. Avremmo voluto ci fosse stata una discussione preventiva, sarebbe stato necessario un filtro. Niente di tutto questo. Nemmeno un discorso introduttivo per gli scolari».
«Sono iniziative – ha detto ancora un altro genitore – che di fatto equiparano i vari tipi di famiglia, senza alcuna distinzione. Noi non siamo contrari alla riflessione e al dibattito, vorremmo però che i nostri figli fossero accompagnati al discernimento e che si dicesse loro, ad esempio, che la Costituzione prevede la famiglia fondata sul matrimonio. E che pur ammettendo la comprensione per altre forme di affettività, una coppia gay non può essere considerata famiglia».

LA RISPOSTA DELL’ASSESSORE. Come si diceva, i genitori hanno scritto al primo cittadino, ritenendolo responsabile dell’accaduto, in quanto il comune aderisce alla rete Ready (Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere). Il sindaco si è dichiarato disponibile ad un incontro, dichiarando di aver incaricato l’assessore competente di scrivere alle famiglie. E, infatti, l’assessore alle politiche scolastiche Anna Caterina Cabino ha risposto ribadendo la bontà dell’iniziativa e aggiungendo che «la competenza rispetto a una materia così complessa spetti agli esperti quindi a docenti e operatori sanitari nel rispetto della carta dei Diritti del Fanciullo».
Ma è una risposta che non piace ai centoventi genitori che ribadiscono il loro diritto a essere informati preventivamente su quanto si insegna ai loro figli a scuola: «Consideriamo fondamentale ogni informazione preventiva e sempre la possibilità di autorizzarne o meno, da parte nostra, la partecipazione dei bambini o ragazzi».

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •