Perché dovremmo temere Sun Tzu come Al Baghdadi (e forse anche di più)

Ma cari amici, entusiasti del Wto e kamikaze della globalizzazione, contro chi pensate che li useranno i nuovi caccia, contro Pericle e la Lega di Delo?

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Chengdu J-7

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Negli scorsi giorni leggevo Tucidide. La menzogna, la colpa, l’esilio di Luciano Canfora. Un saggio eruditissimo – e chi non ha fatto il classico dai preti e non sa il greco come l’avemaria può fare a meno di comprarlo. Fra le osservazioni di Canfora che chi non ha fatto il classico dai preti non leggerà mai, ce n’è una che mi ha colpito: quando Tucidide si immaginava di iniziare, lui e non altri, a inventare la storiografia dell’Occidente, una storia di guerra a partire da quella del Peloponneso, un cinese nato poco prima di lui, Sun Tzu, aveva già scritto il manuale su come vincere qualsiasi guerra, in pratica senza combatterla. Senza quella “tendenza all’estremo” divinizzata da Clausewitz che rappresenta la vera essenza muscolare della rivalità mimetica e dello spirito di concorrenza che è la moderna religione dell’Occidente – e che solo il cristianesimo, come ci ha insegnato Girard, ha demistificato, portando un briciolo di autocritica.

Per Sun Tzu e i cinesi «la guerra è il Tao (l’equivalente dello spirito hegeliano) dell’inganno». Noi non godiamo a farci la guerra se non odoriamo cordite dopo che i cannoni hanno fatto massacro, ma i cinesi la fanno in modo diverso. Come giocatori di scacchi, rifiutando scambi di colpi prematuri, conquistando posizioni con inchini e salamelecchi. Per arrivarti a dare scacco matto quando ci sono ancora quasi tutti i pezzi sulla scacchiera e tu, grandissimo coglione, pensavi di condurre il gioco.

Conobbi un cinese venticinque anni fa. Uno scienziato giovanissimo, piccolissimo, educatissimo. Qualsiasi cosa io dicessi a cena, l’accoglieva ammirato come se stesse parlando Confucio. Mia figlia allora seienne, scottata dalla recente nascita del suo fratellino, gli chiese come si diceva fratellino in cinese e il nostro ospite rispose che ci sono sette modi. Al che uno dovrebbe insospettirsi. Apprendemmo poi che veniva da uno «small village» (di soli 800 mila abitanti) «near Beijing» (a soli due giorni di treno da Pechino). Al che uno dovrebbe un po’ allarmarsi. Poi dato che so che si occupa di avionica, per fare il saputone, gli chiedo dei caccia cinesi Chengdu J-7, la versione cinese dei Mig-21 russi. Al che mi diventa smorto: l’hanno mandato qui a studiare in Occidente proprio per upgradare i radar di quei caccia.

Nulla di male: oggi insegna al Mit e i suoi Mig upgradati sono bidoni. Ma cari amici, entusiasti del Wto e kamikaze della globalizzazione, pensate che i cinesi non abbiano sostituito i Chengdu J-7? E, sempre che non ci comprino tutti prima, contro chi pensate che li useranno i nuovi caccia, contro Pericle e la Lega di Delo?


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