Tav, dopo due anni ratificato accordo Italia-Francia. Bagarre in Senato

Caos in Aula per le proteste del Movimento 5 stelle al voto sul trattato internazionale per la Torino-Lione, sfiorata la rissa. Ratificata anche la divisione dei costi per il tunnel tra Susa e la Francia

Con 173 voti favorevoli, 50 contrari e 4 astenuti, nonché un ritardo di due anni e due mesi circa, il Senato ha approvato in via definitiva e senza modifiche al testo arrivato dalla Camera il ddl di ratifica tra Italia e Francia sulla Tav Torino-Lione, che era stato firmato a Roma dai governi dei due paesi il 30 gennaio 2012.

URLA E BAGARRE IN AULA. L’intero gruppo di M5S al senato ha messo in scena una serie di proteste, al grido di slogan che hanno impedito ai senatori degli altri gruppi di parlare. Il senatore Franco Cardiello (Fi) è quasi venuto alle mani con il collega grillino Alberto Airola, che a sua volta aveva reagito insieme ad altri del suo gruppo contro Giacomo Caliendo (Fi), andato a protestare sotto i banchi dei Cinque stelle urlando «I fascisti siete voi, che non lasciate parlare gli altri!». I due relatori del testo, Lucio Malan (Fi) e Daniele Borioli (Pd) hanno dovuto consegnare a mano il trsto alla presidenza, lamentando proprio il fatto che «In Aula non si può più esprimere il proprio parere». Il caos è poi scoppiato dopo il voto favorevole alla ratifica, e i commessi sono dovuti intervenire a sedare i senatori Cinque stelle.

COSA CONTIENE IL TESTO. Il trattato ratifica le modifiche intervenute sul tracciato italiano della linea ad Alta velocità, e ridefinisce il percorso, compreso il tunnel di base di 57 chilometri tra Susa e Saint-Jean-de-Maurienne, quello che con i lavori in val di Susa più ha suscitato proteste (anche quelle dei grillini). Nell’accordo è contenuta anche la divisione delle spese tra i due paesi per la sola tratta internazionale. Su un costo complessivo stimato di 8,5 miliardi, 3,3 miliardi di euro sono a carico dell’Ue, 2,2 miliardi della Francia (il 42,1 per cento) e di 2,9 miliardi dell’Italia (il 57,9 per cento). Bruxelles deve però ancora confermare formalmente la copertura della propria parte di spesa.