Far cadere l'esecutivo non avrebbe né salvato il Cavaliere né portato alle elezioni, scrive il direttore di Libero. Anzi: il leader del centrodestra sarebbe stato «consegnato ancor più rapidamente nelle mani dei pm»
Se i vari D’Alema, Prodi, Bersani, Veltroni e oggi Renzi avessero avuto un decimo della capacità di riconoscere l’avversario che c’è stata nel centrodestra, le nostre imprese non sarebbero in queste condizioni
Enrico Letta promette riforme (anche della giustizia) e ottiene la fiducia. Rifatte le larghe intese, Repubblica trova l'indagine che può sgambettarle subito
Tortorella (Panorama): la bocciatura dell'inchiesta che fece cadere Prodi dimostra che «molti magistrati usano la giustizia per lanciarsi in politica. Riequilibrare i poteri? Se ha fallito Berlusconi con le sue maggioranze…»
Il processo che fece cadere il governo Prodi è «finito in una bolla di sapone». Non raccontiamoci favole: affrontare la questione giustizia significa affrontare una questione politica. Anche Letta dovrebbe tenerne conto
Sì 235, no 70. Il Cavaliere ha detto che il suo partito ha votato il governo Letta per la pacificazione, «e la speranza la conserviamo ancora». Alla Camera nasce un nuovo gruppo guidato da Cicchitto
L'editorialista Wolfgang Munchau: l'Italia ha solo due opzioni per sanare la situazione economica, «diventare come la Germania, o lasciare la zona euro».
Anticipiamo ampi stralci della lunga missiva che il leader del centrodestra ha inviato al settimanale Tempi. «Si è nettamente evidenziata la realtà di un governo radicalmente ostile al suo stesso compagno di cosiddette "larghe intese"»