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Se per certi versi lo spread è paragonabile a quello che prima dell’euro era il rapporto di cambio lira/marco, la beffa, per le aziende italiane, è che questa volta non ci sono neanche i risvolti positivi sul lato esportazioni della svalutazione della liretta… Pubblichiamo l'editoriale finanziario di Alessandro Frigerio (RMJ Sgr) che compare sul numero 46/2011 di Tempi, da oggi in edicola
Non è bastato l’annuncio delle dimissioni di Silvio Berlusconi, timbrato e controfirmato dal Presidente della Repubblica. Non è bastato l’impegno, timbrato e controfirmato dal Quirinale, di un percorso parlamentare chiaro e rispondente alle richieste dell’Europa. Come si vede, lo spread vola. Comanda lo spread
Sarkozy ride ma i banchieri, gli investitori e i risparmiatori francesi no. Hanno in pancia oltre 400 miliardi di titoli italiani e il debito è puntualmente onorato, il patrimonio pubblico e il risparmio privato italiani sono imbattibili, l’indice di disoccupazione è migliore di quello francese. E le nostre banche non scoppiano come quelle francesi di titoli semi-insolventi
Il premier Silvio Berlusconi fa il suo dovere: va in Aula, senza l'opposizione, si scusa per l'incidente parlamentare e afferma che resta. Però non è asciutto, non spiazza l'avversario, fa sbadigliare Bossi con l'elenco delle riforme, non parla di Prodi, dell'euro, della speculazione, della spesa sanitaria impazzita e di quella previdenziale folle. L'analisi del direttore del Foglio
La lezione del premier ungherese Viktor Orban, che darà alle banche una bella stangata. Potrebbe diventare legge un progetto per cui chi ha debiti in valuta estera con le banche ungheresi, potrà saldarli in un'unica rata a un tasso di cambio fisso. Così chi ha acceso mutui risparmierà il 25 per cento e le banche perderanno miliardi. Comprese Unicredit e Intesa Sanpaolo