Evasione fiscale: la soluzione è diventare un popolo di delatori? – RS

Un sano conflitto d’interessi può essere più efficace di qualsiasi apparato repressivo. Quindi è meglio lasciar perdere i sogni di un popolo delatore di Visco e della Lega. Meglio stimolare l’uso del bancomat o della carta di credito e consentire di dedurre il costo di alcune prestazioni

L’Italia è più che mai in guerra contro l’evasione fiscale. “Battaglie finora perdute, nonostante gli sforzi compiuti dagli apparati burocratici: Guardia di Finanza in testa. E il ricorso alle più fantasiose disposizioni legislative: fino al susseguirsi dei condoni. Hanno fatto riemergere imponibili per troppi anni nascosti. Poi come in un torrente carsico, quel fiume si è di nuovo inabissato. Nessuna tregua definitiva, nessun trattato di pace, ma uno scontro che continua, in un’indignazione – ecco la novità – sempre più generalizzata” (Foglio, p. 3).

“Serpeggiano strane teorie, che talvolta in questi giorni qualcuno vuole trasformare in pratica. Organizzare la delazione, vale a dire la denuncia di massa contro i possibili evasori. Una sorta di “dagli all’untore” di infausta memoria. Vincenzo Visco, quando era stato ministro delle Finanze, aveva addirittura organizzato una hot call. Chiamate il 117 – se non ricordiamo male – e sotto l’usbergo dell’anonimato denunciate i vostri vicini. O solo chi vi a ha fatto un torto o vi è semplicemente antipatico. Non fu una buona scelta, furono in pochi a togliersi quello sfizio. E i risultati furono modesti. In questi giorni, la Padania – il giornale della Lega Nord – ci ha riprovato: trasformatevi in tanti 007 e non abbiate timore di fare il vostro dovere di onesti cittadini, ha scritto in sostanza” (Foglio, p. 3).

“Esiste un sistema più semplice? (…) Per battere i furbi dell’evasione basta utilizzare negli acquisti il bancomat o la carta di credito, e l’emissione dello scontrino fiscale o della fattura sarà conseguente. (…) Come si vede lo Stato non deve fare molto. (…) L’uso della moneta elettronica ne fa un’arma poco invasiva e senza costi aggiuntivi. Ci guadagnano le banche? Indubbiamente. Ma questo è il corrispettivo di un servizio prestato a favore non solo del consumatore ma dell’erario. Cosa deve fare allora la politica? Può restringere la forbice della tracciabilità specie per le prestazioni professionali e rendere semmai deducibile parte del costo della prestazione. (…) Si limino alcuni forfait e si consenta di dedurre il costo di alcune prestazioni. Il tutto a parità di gettito. Un sano conflitto d’interessi può essere più efficace di qualsiasi apparato repressivo” (Foglio, p. 3).