Sudan, Meriam non è stata ancora rilasciata. Rischia fino a sette anni per falsificazione del passaporto

Il suo avvocato ha dichiarato: «Chiunque dica che è stata rilasciata, mente. Ora bisogna evidenziare la sua difficile situazione»

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meriam-ibrahim-sudan-maya-martinMeriam Yahya Ibrahim è ancora rinchiusa nel commissariato di Khartoum insieme al marito e ai due figli, dopo il fermo subìto in aeroporto ieri. Ha dichiarato il suo avvocato: «Chiunque dica che è stata rilasciata, mente. Ora bisogna evidenziare la sua difficile situazione». Sembra che la donna potrebbe essere accusata formalmente di aver falsificato i suoi documenti ma si attendono ancora conferme ufficiali. La famiglia è stata bloccata mentre stava lasciando il Sudan per gli Stati Uniti il giorno dopo che la Corte di appello ha annullato la condanna a morte della donna per apostasia.

CONTROLLO DOCUMENTI. Il fermo di ieri all’aeroporto di Khartoum è stato effettuato proprio per un controllo di documenti. A riferirlo è il dipartimento di Stato americano, per bocca della sua portavoce, Marie Harf: le autorità statunitensi sono state informate dal Sudan che «la famiglia è stata fermata temporaneamente in aeroporto per alcune ore da parte del governo per domande su questioni relative al loro viaggio e ai documenti». «Il governo ci ha assicurato la loro sicurezza», ribadiscono le autorità Usa, che intendono «assicurarsi» che Meriam, il marito e i figli «possano presto lasciare il Sudan».

meriam-sudan-passaportoNUOVO RISCHIO PRIGIONE. Stando a quanto raccolto dalla Bbc e da Reuters, la donna avrebbe avuto problemi legati al suo passaporto: i documenti di viaggio erano del Sud Sudan, mentre la donna è sudanese, e il visto americano. «La polizia dell’aeroporto l’ha arrestata dopo che ha presento documenti di viaggio di emergenza rilasciati dall’ambasciata sud-sudanese (foto a fianco) e con un visto americano», riporta su Facebook un membro del Niss, che ieri ha bloccato la donna. «Le autorità sudanesi considerano questa azione una violazione criminale e il ministro degli Esteri ha convocato gli ambasciatori americano e sud-sudanese». Secondo il codice penale, falsificare un documento è un atto punibile fino a sette anni di prigione e secondo il Daily Mail la donna sarebbe già stata formalmente accusata anche perché sul documento compare il suo nome da cristiana e non da musulmana.

«INTERVENGA L’ITALIA». Anche il marito di Meriam, Daniel Wani, è «molto preoccupato» dalla situazione e parlando con Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur, ha chiesto che l’Italia intervenga perché Meriam venga rilasciata. La donna, infatti, è ancora sotto interrogatorio della polizia sudanese.

LA CONDANNA E IL RILASCIO. Meriam aveva lasciato il carcere lunedì: vi era rinchiusa dallo scorso 17 febbraio, accusata da un sedicente “fratello” di apostasia a causa di una sua presunta conversione dall’islam al cristianesimo. La condanna le era stata inflitta a maggio in primo grado: 100 frustate e morte per impiccagione. Una revisione della sentenza da parte della Corte d’Appello di Khartoum aveva però portato all’annullamento della condanna e, di conseguenza, alla liberazione della donna. Una gioia però durata poche ore visto che già ieri è avvanuto il fermo in aeroporto, poco prima che Meriam e il marito lasciassero il Sudan.

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