Su matrimonio e divorzio, due libri che fanno bene. Miriano e Fiorin

Due libri che parlano di famiglie. Quelle disgregate dalla “fabbrica dei divorzi”, e quelle in cui il vincolo affettivo e coniugale trascende le polemiche su generi e conflitti.

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Due libri che parlano di famiglie. Quelle disgregate dalla “fabbrica dei divorzi”, all’interno di un mondo ideologico e pieno di pregiudizi, e quelle in cui il vincolo affettivo e coniugale permette di trascendere le polemiche sui generi e sui conflitti. Da una parte il matrimonio contemporaneo, subalterno al divorzio, fra due soggetti formalmente uguali ma concretamente distanti, votati a odiarsi, dall’altra il matrimonio che diventa la sperimentazione quotidiana di un vincolo affettivo unico fra due persone molto diverse. Senza tirare in ballo incomprensibili ideologie che non producono né verità né felicità, Finché la legge non vi separi e Sposala e muori per lei sono due libri realisti, fondati sull’esperienza, che descrivono due mondi senza bavagli e censure politicamente corrette.

FINCHÉ LA LEGGE NON VI SEPARI. Edonista, divorzista e antipaterna: è la cultura contemporanea che emerge nella prassi dei comportamenti fra le coppie divorziate e dai tribunali da Finché la legge non vi separi di Massimiliano Fiorin, avvocato civilista. Tira le somme dell’introduzione della legge sul divorzio e scopre il velo sulle conseguenze di quella che considera una cattiva legge frutto del permessivismo consumistico. Per Fiorin, alla responsabilità all’interno di un vincolo unico dove diversità e libertà vanno accettate, la cultura divorzista sostituisce un mero soggettivismo, che, al posto di liberarle, rende schiave le proprie vittime. La fabbrica dei divorzi ha esacerbato i conflitti al posto di sanarli, avvelenando le famiglie, calpestando i diritti dei figli, producendo sindromi patologiche, mobbing familiare, violenza e i ricatti (legali) fra moglie e marito. Non è un mondo più progredito, come decantato dai media, quello che descrive Fiorin. Oggi, il divorzio è più vincolante di un matrimonio sbagliato, e si trasforma, con l’aiuto di molti azzeccagarbugli, in una forma legale per esercitare un eterno controllo l’uno sull’altro e sui propri figli. Fiorin smentisce così anche la pretesa progressista e individua nuovi pregiudizi culturali, imposti con maggiore pervicacia e diffusione da una società chiusa, malata e sospettosa, portando a esempio gli errori dei tribunali, gli allontanamenti ingiustificati dei figli e il concetto diffuso sull’intrinseca violenza maschile. Gli ultimi capitoli sono dedicati a proposte di riforma della legge e un decalogo di comportamento che aiuti gli operatori del diritto di famiglia a svolgere meglio la loro funzione.

SPOSALA E MUORI PER LEI. Era bastato il titolo del precedente (Sposati e sii sottomessa) a far infuriare le femministe italiane. Recensito da Camillo Langone come «buono», il nuovo libro di Costanza Miriano, giornalista e scrittrice, parla dell’uomo, del virile. Un uomo che dovrebbe saper sacrificarsi e proteggere chi gli sta vicino. Non è un postulato ma un ideale che emerge dall’esperienza, vista attraverso gli occhi di una giovane donna cattolica, sposata e con quattro figli. In Sposala e muori per lei l’uomo è guardato con dolcezza e smette di essere membro, fin dalla nascita e a sua insaputa, di qualche terribile società patriarcale, per essere qualcosa di concreto, vicino, abbastanza da potergli dare qualche consiglio. A distanza siderale dal politicamente corretto, dalle visioni stereotipate della parità, con semplici iperboli e ironie, che sottolineano le differenze, si descrive una realtà immediatamente riconoscibile e sperimentabile. Un libro nient’affatto sentimentale, ma scritto con sentimento, che senz’altro fa meglio al mondo, alla donna e all’uomo, di tante dimenticabili e tristi considerazioni a la Simone de Beauvoir.

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