Stati Uniti, a rischio il segreto confessionale. Giudici riscrivono i confini del sacramento per obbligare un sacerdote a testimoniare

Una sentenza impone a un prete di Baton Rouge di rompere il vincolo del riserbo per deporre in aula su un caso di pedofilia avvenuto nella sua parrocchia. La diocesi ha deciso di appellarsi alla Corte suprema federale

La diocesi cattolica di Baton Rouge, capitale della Louisiana, ha deciso di appellarsi alla Corte suprema degli Stati Uniti contro una sentenza della Corte suprema dello stato che, rovesciando il precedente pronunciamento di un tribunale distrettuale, obbligherebbe un sacerdote a rivelare in aula quanto ascoltato durante la confessione di una minorenne vittima di molestie perpetrate da un membro laico della comunità (defunto nel frattempo). Per la prima volta, dunque, attraverso una vicenda molto particolare e assai complicata, la giustizia civile americana potrebbe letteralmente entrare in confessionale.

LE ACCUSE. Rebecca Mayeux, oggi 20enne, denuncia di essere stata avvicinata nel 2008 da un parrocchiano di Nostra Signora dell’Assunzione. L’uomo, secondo l’accusa, cominciò a sedurre la ragazzina, allora quattordicenne, tramite uno scambio di email che «culminò in baci e carezze», si legge nella ricostruzione processuale. A quel punto la minorenne, «confusa e spaventata (…), decise di cercare una guida spirituale attraverso la confessione». Rebecca sostiene che il sacerdote in questione, padre Jeff Bayhi, le avrebbe risposto «che aveva semplicemente bisogno di gestire la situazione, perché altrimenti “troppe persone sarebbero rimaste ferite”». Il prete l’avrebbe anche spronata a «nascondere tutto sotto il tappeto». Padre Bayhi però non si è mai potuto difendere dall’accusa, perché per farlo avrebbe dovuto trasgredire il segreto confessionale raccontando la sua versione del dialogo avvenuto fra lui e la ragazza. Nel 2009 i genitori di Rebecca chiesero ai giudici della corte di appello di intervenire per imporre al sacerdote di spezzare il vincolo e testimoniare in aula, ma il tribunale diede loro torto, ribadendo che il segreto confessionale non poteva essere violato. Inoltre, il prete dimostrò di aver tentato di proteggere la ragazza allontanandola dal presunto molestatore.

I GIUDICI E IL SACRAMENTO. Tuttavia se secondo il tribunale distrettuale «nessun provvedimento può essere preso per via del segreto confessionale», secondo la Corte suprema della Lousiana invece tale regola di riservatezza non vale nulla in questo caso: la confidenza, recita la sentenza emessa a maggio, va tutelata solo nel momento in cui sia la persona confessata a chiedere al prete di mantenere il riserbo sulle sue parole. Negando così di fatto il dovere sacerdotale del riserbo, la cui inadempienza agli occhi della Chiesa prevede addirittura la scomunica. «Il privilegio – si legge nella sentenza – appartiene chiaramente al penitente-comunicante, non al sacerdote», ne consegue che se il penitente «rinuncia al privilegio, il sacerdote non può essere esentato per proteggere se stesso (…). Pertanto, pensiamo che la Corte d’appello abbia sbagliato nel concedere l’immunità alla Chiesa, escludendo tutte le prove relative alla confessione».

«PASSO SENZA PRECEDENTI». Il rischio ovviamente è che la Corte suprema federale dia ragione a quella della Luisiana e che si venga a creare in questo modo un precedente devastante (che avrebbe valore di legge), ma la diocesi di Baton Rouge ha voluto comunque appellarsi al massimo organo della giustizia americana perché è convinta di trovarsi di fronte a un verdetto che «vìola la protezione costituzionale della libertà religiosa, garantita dal primo e quattordicesimo emendamento della Costituzione». La Chiesa cattolica locale parla di un colpo «molto duro alla libertà religiosa». E i giudici della Louisiana, mettendo in dubbio che quella consegnata a padre Bayhi dalla minorenne possa essere considerata una confessione, hanno fatto «il passo senza precedenti di decidere se un sacramento ha effettivamente avuto luogo o meno», facendo «saltare ogni garanzia alla libertà religiosa sancita dalle nostre costituzioni federali e statali». Infine, dal momento che si parla in generale di «comunicazioni sacre che sono confidenziali ed esenti da un rapporto obbligatorio», quanto stabilito avrà «serie conseguenze per tutte le religioni, non solo per la fede cattolica».