Stamina, all’improvviso i giornali si interrogano sulla «frode scientifica». Meglio tardi che mai

Corriere, Repubblica e Fatto Quotidiano dedicano titoli pieni di dubbi a Vannoni e a metodo Stamina. Persino le Iene rinunciano a rispondere a Nature

Si sono svegliati tutti insieme. Ogni quotidiano italiano ieri ha fatto un titolo sul caso Stamina, sottolineando questo o quel punto oscuro della vicenda legata a Davide Vannoni, che pur in mancanza di prove scientifiche ha ottenuto tre milioni di euro dal ministero della Salute per sperimentare una terapia che secondo lui è in grado di «curare più di 120 malattie» (a marzo lo stesso Vannoni diceva che era in grado di curarne “solo” 60).

DENUNCIA DI NATURE. La miccia che ha scatenato l’ondata di commenti su Repubblica, il Fatto quotidiano e il Corriere della Sera è un articolo di Nature, il terzo sul caso Stamina, dove la prestigiosa rivista scientifica porta le prove che non solo «il metodo è copiato» ma presenta anche «dati fallaci» che hanno portato gli Stati Uniti a respingere come grossolano il suo brevetto.

CORRIERE E CELENTANO. Il Corriere della Sera, che si è sempre tenuto in equilibrio sul caso Stamina dando via via più spazio a scienziati come Paolo Bianco, annota, un po’ scandalizzato: «Non sono bastate le dichiarazioni degli scienziati delle staminali, fra cui il premio Nobel Shinya Yamanaka, e nemmeno le prese di posizione di società scientifiche e di associazioni di pazienti: ci è voluta l’inchiesta di un giornale come Nature per denunciare che il metodo Stamina è una frode scientifica». Il quotidiano di via Solferino però ci ha messo del suo pubblicando a marzo a un articolo di Adriano Celentano, in cui il cantante accusava «il ministero della Salute» di «bloccare le CURE compassionevoli perché ritenute potenzialmente pericolose» e che concludeva chiedendosi se «le Iene, quelle “VERE”, non siano alla Sanità».

FATTO QUOTIDIANO. Folgorato sulla via di Damasco è il Fatto quotidiano, che oltre a presentare un ritratto di Vannoni dal titolo “Nuovo Di Bella, genio o impostore?”, dedica un lungo pezzo all’indagine del pm di Torino Raffaele Guariniello, che contesta al presidente di Stamina Foundation l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Meglio tardi che mai, visto che l’inchiesta del pm è stata aperta quattro anni fa, nel 2009.

REPUBBLICA. La Repubblica, che ha sempre appoggiato Stamina a spada tratta, non ritratta e non si sbilancia ma è lontana dai toni trionfalistici di qualche mese fa. Pubblica un articolo sulle nuove richieste di Vannoni al ministero, che non ha ancora ricevuto il famoso protocollo per far partire la sperimentazione e che dopo le accuse di Nature vuole vederci chiaro, e dà spazio in taglio basso a un’intervista con domande “aggressive” ma che non vanno mai a fondo dei problemi che da mesi gli scienziati fanno notare a riguardo delle presunte cure del presidente di Stamina.

LE IENE. È stato il giornalista Giulio Golia a far scoppiare il caso delle cure compassionevoli somministrate da Stamina e bloccate dall’Aifa «perché potenzialmente pericolose». Le Iene, speculando sulla tragedia di tante famiglie di malati, hanno sponsorizzato Vannoni e Stamina, ma dopo il servizio di Nature non si sono pronunciate. È vero che la stagione del programma televisivo è finita il 2 giugno ma già negli ultimi servizi avevano addirittura cominciato a intervistare medici che avanzavano il dubbio che il trattamento potesse non essere fondato.

VANNONI NON SI AIUTA. Questo deve ancora essere dimostrato. Ma quando Vannoni dice a Wired, in un’intervista pubblicata due giorni fa, che «il protocollo» non è stato ancora consegnato al ministero perché «la standardizzazione» non è ancora completata e che «l’unica cosa pubblicata del metodo Stamina finora è la domanda di brevetto che non abbiamo concluso. Quindi no, la metodica non è ancora disponibile», il presidente di Stamina non si aiuta. A chi gli chiedeva nei mesi scorsi dati e informazioni e gli rinfacciava che del suo metodo non si sapeva nulla, lui aveva sempre risposto così: «I protocolli Stamina sono in internet, visibili a tutti, basta digitare su Google “Davide Vannoni Patents”».