Con un leggerissimo ritardo anche l’Espresso critica Stamina. E stasera arrivano Le Iene

L’Espresso riprende un documento dell’Aifa del 2012 e si domanda in ritardo di un anno: «Come è potuto avvenire in un ospedale pubblico?». Siamo certi che stasera ci risponderanno le iene

Stasera la prima puntata della trasmissione de Le Iene su Italia Uno. Parleranno anche di Stamina? Dopo la campagna d’informazione della scorsa stagione, tempi.it è certo che i colleghi della tv forniranno ai loro telespettatori servizi di approfondimento basati su imparzialità e correttezza.

«A Stamina non piacciono le critiche»: il titolo di un blog dell‘Espresso pubblicato oggi non rivela niente di nuovo ma la polemica tra il settimanale e il numero due della Fondazione Marino Andolina conferma ancora una volta che il metodo di Davide Vannoni, che pretende di curare decine di malattie, non è suffragato da alcuna prova scientifica.

IL DOCUMENTO DI AIFA. In un articolo pubblicato sull’ultimo numero del settimanale, Letizia Gabaglio riporta nel dettaglio i risultati dell’ispezione condotta nel 2012 da Aifa e Centro nazionale trapianti agli Spedali Civili di Brescia, dove Vannoni tratta i suoi pazienti con infusioni di staminali. Come più volte vi abbiamo raccontato, anche l’Espresso nota le numerose irregolarità riscontrate: «”Nella documentazione allegata (…) non sono presenti i referti di alcuni esami previsti per il donatore; in particolare non sono disponibili i risultati dei test per sifilide, HIV 1 e 2 e NAT (test che identifica e quantifica gli acidi nucleici, ndr.) per i tre virus B, C, HIV”. Insomma nessuno è andato a vedere se si stavano iniettando cellule infette, come ogni norma, e anche il buon senso, prevede».

LABORATORIO NON A NORMA. La giornalista fa notare anche che ci sono problemi per quanto riguarda il consenso informato e «non vi è sempre corrispondenza tra il numero di cellule previste dal protocollo stesso e quelle effettivamente infuse. Su 56 infusioni effettuate, solo in 7 casi i dosaggi previsti corrispondevano a quelli realmente infusi». Il laboratorio dove venivano preparate le cellule, infine, non era a norma. «Come è possibile che tutto questo sia successo in un ospedale pubblico?», si chiede l’Espresso in ritardo di almeno un anno.

METODO STAMINA BOCCIATO. Le critiche a Stamina si sono moltiplicate nell’ultimo periodo, soprattutto dopo che i tecnici del ministero della Salute hanno bocciato nel merito il protocollo sottoposto da Vannoni per far partire un progetto del costo pari a 3 milioni di euro. Ora il ministro Beatrice Lorenzin dovrà decidere se avviare o no la sperimentazione, ma dopo il giudizio negativo del comitato di esperti è quasi certo che non se ne farà niente.

ANDOLINA SI ARRABBIA. Ora che Stamina viene abbandonata (quasi) da tutti, anche l’Espresso rincara la dose contro Vannoni. E Andolina si arrabbia, parlando di «errore colossale» e rispondendo così al settimanale: «Una certa Letizia Gabaglio che si professa giornalista ha gabbato l’Espresso proponendo come scoop un articolo vecchio di un anno e con notizie ben note a tutti». E giù a ripetere le solite cose: cioè che tutta la documentazione mancante in realtà c’era, ma gli ispettori non l’hanno voluta vedere e che l’Aifa aveva autorizzato Stamina a lavorare a Brescia.

L’ESPRESSO REPLICA. La giornalista ha risposto così alle critiche di Andolina: «Se gli esami sui donatori erano stati fatti, anche se gli ispettori non li hanno chiesti, perché non consegnarli? Lo stesso vale per i test di qualità sulle cellule». E ancora: «Per quanto riguarda il laboratorio, dall’esame del documento si evince che non c’è stata alcuna autorizzazione formale dell’Aifa. (…) L’Aifa ha effettivamente autorizzato a procedere con la terapia cellulare, ma con cellule prodotte alla Cell Factory di Monza. Non ha mai dato autorizzazione formale a che nel Laboratorio degli Spedali Civili si preparassero le cellule per la terapia Stamina».

VANNONI IN AMERICA. Vannoni, se la Lorenzin decidesse di non far partire la sperimentazione, ha già pronto il ricorso al Tar e ha rivelato che molti paesi esteri, tra cui gli Stati Uniti, sono pronti a sperimentare la sua metodica. Una metodica che nonostante la crociata fatta dalla Fondazione Stamina contro le case farmaceutiche, che vorrebbero affossare il metodo di Vannoni per continuare a lucrare in modo indebito su malattie incurabili, è già stata venduta proprio a una casa farmaceutica (probabilmente Medestea), come ricorda il Corriere: «In data 21 febbraio 2013, Vannoni firma una lettera ad uno studio legale in cui spiega limiti e regole per la sperimentazione. Nel punto 7 è scritto testualmente: “La metodica e il know-how di Stamina sono uniche al mondo e prevedono passaggi che non sono attualmente ancora oggetto di brevetto, ma sono considerati segreti industriali. Stamina ha ceduto la metodica a società di un gruppo di ricerca e sviluppo farmaceutici”».