Siria, a che punto siamo. Obama cerca alleati. Cosa fanno Francia, Regno Unito e Lega araba?

Le esercitazioni militari congiunte sono state rilevate dai radar russi. L’attacco militare contro Assad sembra più vicino, ma Obama deve confrontarsi con un’alleanza spaccata.

Stati Uniti e Israele si preparano ad un eventuale intervento militare in Siria? Dopo un allarme lanciato dal sistema di difesa russo, stamattina hanno ammesso di aver usato missili balistici nel corso di esercitazioni militari congiunte al largo del mediterraneo orientale. Nello stesso tratto di mare sono presenti le fregate statunitensi dalle quali potrebbero partire le testate contro le installazioni militari siriane. Per decisione del presidente americano, Barack Obama, l’attacco è comunque sospeso in attesa del parere del Congresso.

IL VOTO DEL CONGRESSO. Dopo aver riconosciuto che la grande maggioranza degli americani è contraria all’intervento militare in Siria, Obama ha deciso di ottenere dal parlamento americano una risoluzione che lo autorizzi all’uso della forza.
Il Congresso, convocato a il 9 settembre, voterà sull’attacco militare entro la fine di settimana prossima, sostengono i media americani. Ma perché la risoluzione passi, Obama dovrà ottenere il sostegno degli avversari del partito repubblicano.

LE DIVISIONI REPUBBLICANE. Per ora, scrivono i media americani, Obama potrebbe contare sull’appoggio di due uomini chiave del partito repubblicano, i senatori John McCain e Lindsey Graham. Il loro supporto, scrive il Wall Street Journal, potrebbe essere fondamentale per la costruzione di una coalizione politica. Dall’altra parte, sottolinea il quotidiano americano, 114 deputati, fra cui democratici e repubblicani diffidenti, hanno chiesto al presidente Obama di spiegare al Congresso quale sia l’interesse americano che intende tutelare e il vantaggio militare che vuole ottenere in Siria.

REGNO UNITO. Nel Regno Unito si ipotizza un nuovo voto alla Camera dei Comuni, dopo la debacle del governo e del partito degli interventisti di settimana scorsa. Durante la seduta che ha portato alla disfatta della linea a sostegno dello strike in Siria del premier David Cameron, il capo dell’opposizione laburista, Ed Milliband, aveva ripetuto per quattro volte: «Abbiamo bisogno di vederci chiaro» e aveva chiesto al suo partito un voto contrario.
Ora potrebbe aver cambiato idea, ipotizza lo Spectator, e nel caso di un nuovo voto al parlamento britannico, i labour potrebbero votare a favore dell’intervento.

FRANCIA. Per il presidente francese Francois Hollande valgono le stesse regole di Obama. È lui che ha il potere e che può decidere, indipendentemente dal Parlamento, se attaccare la Siria. Qualora volesse andare avanti sulla sua strada, senza ricorrere al parere del Senato e dell’Assemblea Nazionale, dovrà però assumersi un’ulteriore responsabilità proprio mentre in Francia la credibilità del Capo dello Stato è ai minimi storici.
In ogni caso, scrive Le Figaro, si prevede che a giorni il primo ministro Jean-Marc Ayrault parli all’Assemblea nazionale, mentre il ministro degli Affari Esteri, Laurent Fabius, al Senato.

LEGA ARABA. La Lega Araba, che fin da subito ha sostenuto apertamente i ribelli in Siria e accusato il regime di Bashar al-Assad delle atrocità commessa nel corso della guerra civile, in queste ore si sta defilando sulla questione. Gli alleati mediorientali degli Stati Uniti si sono divisi sull’intervento militare. La Lega Araba, ha detto ieri il segretario dell’organizzazione, Nabil Arabi, in una conferenza stampa, non è arrivata a un parere condiviso da tutti i membri: c’è chi «vuole un intervento militare subito» in Siria, come l’Arabia Saudita, e chi chiede «sia sotto l’egida Onu e nel rispetto del diritto internazionale», altri che «sono contrari in ogni caso». Nabil Arabi ha aggiunto che la condanna della Lega Araba sull’uso di armi chimiche in Siria«non significa che siamo completamente certi che il regime di Assad abbia commesso questo crimine, ma che la responsabilità ricade sul governo in carica».