Siria, Obama abbandona i ribelli. Per combattere l’Isis meglio Assad e Putin

Mentre avanza l’offensiva del governo per riprendere Aleppo, un capo ribelle protesta: «L’Occidente ci ha venduto ai russi». E probabilmente ha ragione

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Immagine tratta dal sito dell’Institute for the Study of War

«L’Occidente ci ha abbandonati, ci ha venduto ai russi». È un ultimo disperato grido di aiuto quello che un capo ribelle di Aleppo invia agli Stati Uniti attraverso un’intervista con la Bbbc. L’esercito lealista, con l’aiuto delle milizie irachene e degli Hezbollah libanesi, coperte dai raid aerei russi, sta rapidamente conquistando la provincia, accerchiando le forze che si oppongono a Bashar al-Assad e tagliando i rifornimenti che da anni arrivano dalla frontiera turca.

RIBELLI POCO MODERATI. L’analisi del capo ribelle, membro di un gruppo finanziato dall’America, sembra essere corretta: l’Occidente, America in testa, non si fida più  dei ribelli e non crede più nella loro capacità di vincere questa guerra. Non solo per gli insuccessi finora collezionati – sono divisi tra di loro e non hanno né la forza di battere Assad né quella di contrastare lo Stato islamico – ma anche perché i cosiddetti ribelli “moderati” si sono dimostrati ben poco moderati, unendosi in tante battaglie ad Al-Nusra, la filiale siriana di Al-Qaeda, uno dei gruppi più forti sul terreno.

QATAR E ARABIA SAUDITA. Turchia, Qatar e Arabia Saudita sembrano invece ancora intenzionati ad appoggiare le milizie che combattono nelle province di Aleppo e Idlib. Questi gruppi, jihadisti a tutti gli effetti e non molto diversi dallo Stato islamico, saranno però in seria difficoltà se il governo di Assad riuscirà a riprendere il controllo del confine turco, dal quale passano i finanziamenti e gli armamenti dei paesi arabi.

«HANNO SCELTO ASSAD». Il capo ribelle ascoltato dall’emittente britannica, nella stessa intervista, si dimostra molto acuto anche quando afferma che «l’Occidente è spaventato dallo Stato islamico e ha scelto Assad per contrastarlo». Gli ultimi screzi tra Stati Uniti e Turchia sembrano confermare questa tesi. Pochi giorni fa, infatti, l’America ha ribadito che «non considera terroristi» i curdi del Pyd, la cui milizia Ypg in Siria sta efficacemente contrastando lo Stato islamico e allargando le zone sotto il proprio controllo lungo il confine con la Turchia, facendo ulteriore pressione sui ribelli di Aleppo.

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RABBIA TURCA. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan mercoledì ha reagito con violenza alle dichiarazioni americane: «Siete dalla nostra parte o da quella dei terroristi del Pyd e del Pkk (quest’ultimo gruppo considerato in realtà terrorista anche dagli Stati Uniti, ndr)? Hey, America. Per colpa vostra, visto che non li riconoscete come terroristi, la regione è diventata un fiume di sangue». Gli Stati Uniti non hanno reagito alle accuse e si sono limitati a commentare: «Anche i migliori amici non vanno d’accordo su tutto. I curdi sono stati il gruppo che ha avuto più successo nella guerra all’Isis in Siria».

«NEGOZIERANNO SOLO DOPO». Combattere davvero l’Isis, si legge in una analisi pubblicata dal New York Times, sembra ora prioritario per gli Stati Uniti rispetto alla caduta di Assad. Ecco perché Barack Obama e il suo segretario di Stato John Kerry, pur continuando a criticare il regime siriano e il nemico Vladimir Putin, non parlano più di no-fly zone, di intervento militare, ma di un cessate il fuoco come parte di un accordo politico che non prevede più come prerequisito che Assad lasci il potere. «Certo, avranno il cessate il fuoco», spiega al quotidiano americano un combattente della provincia settentrionale della Siria. «Ma solo dopo che Aleppo sarà caduta [nelle mani di Assad]. I russi negozieranno il cessate il fuoco solo dopo aver vinto». Come afferma con rammarico un importante generale americano riferendosi all’offensiva russo-siriana, «ci siamo sbagliati. Forse una soluzione militare alla guerra c’è: solo che non è la nostra».

Foto Ansa

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