Siria. Islamisti tagliano la testa a un alleato ribelle. Poi si scusano: «Chi lavora, sbaglia»

Membri dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante hanno decapitato inneggiando ad Allah un uomo che fino a pochi giorni prima parlava con loro di uccidere gli uomini di Assad

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«Non nascondiamo i nostri errori e continueremo a sbagliare essendo umani. Se qualcuno vuole dei leader e mujaheddin che non sbagliano mai, non potrà trovarli sotto questo cielo. Chi lavora, sbaglia. Chi sta a guardare non sbaglia mai». Questo comunicato dei guerriglieri legati ad Al Qaeda dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) dimostra quale livello di orrore, disumanità e follia la guerra in Siria è riuscita a raggiungere.

LO SCANNATORE SCANNATO. Nel comunicato gli islamisti si scusano per aver decapitato un presunto «cane di Bashar Al Assad», che però si è poi rivelato essere un comandante della brigata estremista islamica Ahrar Al-Sham, alleata proprio dell’Isil contro il presidente siriano. L’uomo si chiamava Mohammed Fares (a sinistra nella foto) e non immaginava che le stesse persone con cui fino a poco tempo prima parlava di «scannare» gli infedeli e «diventare martire», avrebbero scannato e martirizzato lui per sbaglio. Fares era rimasto ferito durante un combattimento vicino ad Aleppo e gli affiliati di Al Qaeda, non avendolo riconosciuto, gli hanno tagliato la testa inneggiando ad «Allah» e contro «gli infedeli».

CRISTIANI INVOCANO LA RUSSIA. Il tragico errore commesso dai ribelli che hanno sgozzato il membro di un’altra fazione ribelle rivela il caos e l’orrore in cui è piombata l’opposizione al regime di Assad. E proprio perché temono le conseguenze di questa violenza ormai senza controllo, 50 mila cristiani siriani hanno inviato una lettera al ministro russo degli Esteri chiedendo di ottenere la cittadinanza russa. I cristiani scrivono di «essere a rischio sterminio» e chiamano la Russia «il guardiano delle nostre vite».
I cristiani sottolineano di non volere in alcun modo lasciare la loro terra ma chiedono di volersi «sentire sotto la protezione della Russia se i terroristi minacciano di eliminarci». La maggioranza dei cristiani in Siria è ortodossa e questo spiega perché si sono rivolti a Mosca e a Putin, che questa guerra e l’indifferenza mondiale alla sua risoluzione hanno trasformato in modo inaspettato in un leader difensore dei diritti dei cristiani.

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