Siria. Il “miracolo” della statua di Gesù alta 39 metri, che ha fermato per tre giorni la guerra tra governo e ribelli

Più alta dell’enorme Cristo di Rio de Janeiro, la statua è stata posta il 14 ottobre a 20 chilometri da Damasco su una montagna. Governo e ribelli hanno accettato di interrompere la guerra per permettere la sua erezione

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statua-gesù-siriaÈ più alta del Cristo redentore che domina dall’alto la città di Rio de Janeiro ed è stata eretta in Siria, a Saidnaya, a 20 chilometri da Damasco. La statua di Gesù salvatore, battezzata “Io sono venuto a salvare il mondo”, è alta 39 metri ed è stata posta sulla sommità della montagna di Cherubs, a duemila metri sopra il livello del mare (foto in basso tratte da Armenpress e a fianco da Fondazione San Paolo e San Giorgio).

statua-gesù-siria3SPERANZA IN MEZZO ALLA GUERRA. «Il cristo benedicente è stato pensato per portare pace, mutua comprensione e speranza per la comune salvezza in una regione dominata dalla guerra» ha dichiarato a Interfax un rappresentante dell’Accademia spirituale di Mosca, che ha partecipato al progetto. La statua è stata realizzata da uno scultore armeno, Artush Papoian, con il sostegno di Yury Gavrilov, a capo della Fondazione San Paolo e San Giorgio.

LUOGO SACRO. La statua, che si trova al centro di un complesso più ampio, è stata eretta su un piedistallo vicino al monastero Cherubim lo scorso 14 ottobre. Secondo quanto riportato da Armenpress, ci sono voluti tre giorni per posizionare la scultura, durante i quali sia il governo che i ribelli hanno accettato di sospendere le operazioni di guerra. «L’idea è nata nel 2005 da un’intuizione del patriarca Ignazio IV di Antiochia», ha dichiarato ad Aina Samir Shakib El Gabban, direttore della Fondazione.
«Gesù Cristo in atto benedicente calpesta un serpente, simbolo del male. Alla sua destra c’è Adamo e Eva alla sua sinistra. È stata posizionata sulla montagna di Cherubs perché è cara sia agli ebrei che ai cristiani ed è anche accettata come luogo sacro dai musulmani».

statua-gesù-siria2PACE PER TRE GIORNI. Per portare la statua al suo posto, continua El Gabban, «abbiamo avuto problemi perché alcune strade erano controllate dai ribelli, altre dall’esercito siriano. È stato necessario raggiungere un accordo tra le due parti per portare tutto l’occorrente in cima alla montagna. Per tre giorni, le parti in guerra, non hanno sparato un solo colpo».

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