Siria. I ribelli ammettono: «Abbiamo venduto immediatamente le armi occidentali ai terroristi islamici»

I missili anti-carro forniti dall’Arabia Saudita, con il consenso di Francia e Regno Unito, ai ribelli “laici” sono ora saldamente nelle mani dei jihadisti legati ad Al Qaeda

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Armiamo i ribelli in Siria, ma senza aiutare i terroristi. Questo mantra è stato ripetuto a più riprese, e in diversi momenti, da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Più facile a dirsi che a farsi, soprattuto dopo che sono state pubblicate foto e video in cui si vedono le stesse armi consegnate ai ribelli saldamente nelle mani dei terroristi islamici legati ad Al Qaeda di Jabhat Al Nusra.

ARMI SAUDITE AI TERRORISTI. Secondo quanto riportano Reuters e il quotidiano libanese The Daily Star, l’Arabia Saudita ha consegnato ai ribelli del Free Syrian Army (Fsa), ormai abbandonati da tutte le brigate armate principali che si sono riunite nell’Esercito dell’islam, armi pesanti anti-carro per contrastare l’esercito di Assad.
Ma come dimostrano alcuni video, foto e soprattutto la testimonianza di membri del Fsa e di fonti dalla Giordania, paese usato come tramite per fornire le armi, queste sono finite ad Al Nusra. Spesso i terroristi islamici se le sono guadagnate sul campo, muovendo guerra ai ribelli “laici” e conquistando i loro armamenti. Altre volte i ribelli sono passati nelle fila jihadiste portandosi dietro le armi.

«ABBIAMO VENDUTO I MISSILI». Ma c’è anche un altro motivo: «L’Arabia Saudita, con l’appoggio di Francia e Regno Unito, ha fornito al Fsa missili anti-carro del valore di 5 mila dollari l’uno», spiega un membro del Joint Military Council dei ribelli. «In pochi giorni, Al Nusra ci ha comprati le armi per 15 mila dollari a missile. Sono state vendute immediatamente».
Resta quindi da capire come il presidente francese Francois Hollande, ad esempio, intende portare avanti il suo piano annunciato lo scorso 19 settembre: «È giunto il momento di armare i ribelli in Siria, sarà un processo controllato perché non possiamo accettare che le armi finiscano nelle mani di jihadisti contro i quali combattiamo».

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