Siria, dite alle potenze mondiali che non c’è road map migliore di quella del Papa

La strada della pace dovrebbe avere come orizzonte la “neutralizzazione” geopolitica della Siria, un compromesso sul quale potrebbero accordarsi le potenze regionali e globali

L’appello di Papa Francesco perché in Siria non si aggiungano lutti a lutti con un’azione militare internazionale e perché senza indugi riprendano il dialogo e il negoziato non ha niente a che fare con un’astratta dichiarazione di princìpi morali o con una fuga spiritualista dalle complessità della storia.

L’intervento papale è intriso di realismo e chiede ai cristiani di rendere da subito visibile il loro impegno a favore della pace con gesti simbolici e non solo. Chi ha causato la crisi internazionale attuale provocando con armi chimiche la morte di centinaia di persone nelle periferie di Damasco il 21 agosto scorso aveva fra i suoi obiettivi quello di sabotare il processo negoziale che doveva ripartire a metà di ottobre, con una seconda conferenza di Ginevra per la Siria sponsorizzata da Stati Uniti e Russia, alla quale avrebbero partecipato le parti in lotta.

L’eccidio di Ghouta ha causato l’annullamento del summit russo-americano destinato alla preparazione della conferenza e il rinvio sine die della ripresa dei negoziati. Intervenire militarmente nel conflitto oggi, anche se con la giustificazione morale di punire chi ha compiuto crimini contro l’umanità – ma anche i ribelli hanno usato armi chimiche, e per loro non si parla di punizioni – servirebbe soltanto a favorire i disegni di chi vuole che la parola resti alle armi, che il conflitto si allarghi e si internazionalizzi sempre di più.

Un disegno machiavellico e un piano diabolico ai quali occorre sfuggire. Politicamente la strada della pace dovrebbe avere come orizzonte la “neutralizzazione” geopolitica della Siria, un compromesso sul quale potrebbero accordarsi le potenze regionali e globali.

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