Siria: i ribelli protestano contro la sharia e i loro “compagni” jihadisti li decapitano

Gli jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq hanno fatto di Dana un emirato islamico. La brigata ribelle locale si è opposta ed è stata smantellata

«Dopo aver sconfitto Assad, creeremo uno Stato islamico». Così i membri del gruppo jihadista Stato islamico dell’Iraq dichiarano le loro intenzioni all’inviata di Al Jazeera a Dana. La piccola città della Siria vicina al confine con la Turchia è da tempo diventata un emirato islamico per mano degli jihadisti, come anche Aleppo, Raqqa e Saraqeb. Venerdì scorso, come rivela l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), gli estremisti legati ad al-Qaeda hanno ucciso e cacciato dalla città la brigata ribelle Hamza Assad Allah Brigade, colpevole di aver protestato contro la sharia.

NO ALLA SHARIA. Oggi, come confermato dal reportage di Al Jazeera, Dana è un emirato islamico a tutti gli effetti e l’emiro è tunisino. Lo Stato islamico dell’Iraq, dopo aver occupato la città, ha ucciso decine di ribelli, decapitando il leader della brigata e suo fratello. Secondo la ricostruzione dei fatti di Al Jazeera, che ha intervistato gli jihadisti, «i manifestanti scesi in piazza a protestare contro lo Stato islamico dell’Iraq erano in realtà banditi al soldo di Assad». Ma come riportato da Sohr e da alcuni abitanti di Dana, «la gente protestava perché non crede che Dio abbia dato agli jihadisti il compito di venire qui, applicare la sharia e tagliarci le mani».

GUERRA TRA RIBELLI. Non è la prima volta che ribelli e jihadisti, che vogliono entrambi sconfiggere Assad, entrano in conflitto e si fanno guerra tra di loro. I ribelli “laici”, però, sono stati fino ad ora sempre sconfitti dagli jihadisti, meglio armati e più preparato di loro. Questa lotta fratricida preoccupa quei paesi dell’Occidente che vorrebbero armare i ribelli dal momento che sarebbe quasi impossibile impedire che gli armamenti inviati finiscano nelle mani di al-Qaeda.

USA INDECISI. Ed è proprio per questo timore che gli Stati Uniti, dopo aver affermato che avrebbero armato i ribelli, non hanno ancora spedito neanche un fucile. Secondo l’agenzia di stampa Aina, Barack Obama potrebbe ordinare l’invio di armi in qualunque momento e senza il consenso di Camera e Senato, ma fino a quando i comitati di intelligence del Congresso continueranno a esprimere dubbi e obiezioni, come ora, non se ne farà niente.