Il Sinodo visto da un patriarca del Medio Oriente. «Noi non abbiamo i problemi dell’Europa, dove non ci sono più limiti»

Il cardinale libanese Béchara Raï: «Da noi religione e Stato sono separati ma lo Stato non fa leggi contrarie alla legge divina. I nostri problemi sono le famiglie povere, la guerra, il gran numero di rifugiati e l’emigrazione»

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«Noi non abbiamo i problemi dell’Europa». Così il cardinale libanese Béchara Raï, patriarca cattolico di Antiochia dei maroniti, sintetizza il suo disagio nel vedere il Sinodo speciale sulla famiglia monopolizzato da problemi che non riguardano «né il Libano né il Medio Oriente» né l’Asia. Parlando alla redazione francese di Radio Vaticana, il patriarca che sta partecipando al Sinodo esprime qualche perplessità.

«DA VOI NESSUN LIMITE». «Il nostro contesto – afferma – è del tutto differente. [In Libano e Medio Oriente] non abbiamo i problemi dell’Europa. Perché in Europa ci sono questi problemi? (…) In Occidente lo Stato legifera senza alcuna considerazione della legge divina, si tratti della legge rivelata o di quella naturale. Ecco perché tutto è aperto, non ci sono limiti».

SEPARAZIONE STATO-DIO. Continua il Patriarca: «Da noi religione e Stato sono separati ma non c’è una separazione tra Stato e Dio. (…) Lo Stato non fa leggi contrarie alla legge divina o concernenti il matrimonio e i suoi effetti civili. Questo ci protegge. Noi abbiamo altri problemi. Non abbiamo il problema delle unioni libere, perché non ci sono. Non abbiamo il problema dei divorziati risposati, perché non ci sono tra i cattolici né tra i musulmani. Noi non abbiamo neanche omosessuali e il Parlamento non legifera sull’aborto».

PROBLEMA DELLA GUERRA. I temi che il cardinale Raï vorrebbe vedere discussi sono anche quelli «economici delle famiglie povere. Il nostro grande problema è la guerra, sono i conflitti, il gran numero di rifugiati e l’emigrazione», con tutto quello che comportano.

VERITÀ E MISERICORDIA. Per quanto riguarda il rapporto tra verità e misericordia, il cardinale libanese risponde: «Ne abbiamo discusso molto. Tutti sono arrivati a dire che bisogna sempre tenere insieme verità e misericordia, giustizia e riconciliazione, dottrina e pratica. (…) Prendiamo ad esempio la parabola del figliol prodigo. Suo padre gli lascia la libertà di andarsene. E lui se ne va. Ma quando torna, viene trattato con misericordia. Qualcuno diceva: “Come si può parlare di compassione per le persone che non ritornano?”. È necessario che ritornino perché noi possiamo agire con compassione e misericordia».

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