Sì quello degli armeni fu un «annientamento sistematico», cioè un genocidio

La Turchia ritira l’ambasciatore dal Vaticano dopo le parole di papa Francesco. Perché a cento anni di distanza è ancora così difficile parlare della strage degli armeni

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FRANCE-TURKEY-ARMENIANS-FILER-4Perché è così difficile parlare di «genocidio» armeno? «Perché fissa l’orrore dell’annientamento sistematico di un intero popolo, rende visibili gli scomparsi, oltre un milione di persone mandate a morire secondo un progetto preciso. E ha tutto il peso di un crimine che non cade in prescrizione». Sono queste le parole usate oggi in un’intervista al Corriere della Sera da Antonia Arslan, scrittrice di origine armena (La masseria delle allodole). Arslan interviene dopo le polemiche suscitate dalle parole di papa Francesco in seguito all’incontro tenutosi ieri a Roma con il Patriarca cattolico Nerses Bedros XIX, alla presenza dei due Catholicos Karekin II e Aram I e del presidente armeno Serz Azati Sargsyan.

COSA HA DETTO IL PAPA. La parole di Bergoglio non sono piaciute ad Ankara che ha richiamato l’ambasciatore turco in vaticano. Il Pontefice, infatti, in un passaggio del suo discorso ha esplicitamente usato il termine «genocidio», che la Turchia non ha mai riconosciuto. «La nostra umanità – ha detto Francesco – ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come il primo genocidio del XX secolo; essa ha colpito il vostro popolo armeno, prima nazione cristiana». «Furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi. Le altre due furono quelle perpetrate dal nazismo e dallo stalinismo. E più recentemente altri stermini di massa, come quelli in Cambogia, in Ruanda, in Burundi, in Bosnia. Eppure sembra che l’umanità non riesca a cessare di versare sangue innocente. Sembra che l’entusiasmo sorto alla fine della seconda guerra mondiale stia scomparendo e dissolvendosi. Pare che la famiglia umana rifiuti di imparare dai propri errori causati dalla legge del terrore. E così ancora oggi c’è chi cerca di eliminare i propri simili, con l’aiuto di alcuni e con il silenzio complice di altri che rimangono spettatori. Non abbiamo ancora imparato che la guerra è una follia, una inutile strage».

Pope Francis leads the Mass for the centenary of the Armenian "martyrdom"IL DISCORSO DEL PATRIARCA ARMENO. Qui di seguito pubblichiamo il discorso pronunciato dal patriarca Karekin II, in occasione della Santa Messa celebrata nella Basilica di San Pietro.

Sua Santità e amato Fratello in Cristo,

Grazie alla volontà misericordiosa del Signore, abbiamo l’opportunità di visitare ancora una volta la città di Roma. Siamo venuti con il Presidente della Repubblica di Armenia, Serge Sargsyan, con il Catholicos della Grande Casa di Cilicia, Aram I, con i Vescovi della Chiesa Armena e con i rappresentantidei fedeli armeni sparsi in tutto il mondo, portando nella nostra anima la gioia della Resurrezione, retaggio della nostra tradizione cristiana, per porgere alla Sua Santità i nostri saluti fraterni e i nostri migliori auguri, e per partecipare, con le nostre preghiere, alla Santa Messa celebrata nella Basilica di San Pietro in ricordo delle vittime del Genocidio Armeno.

Esprimiamo la profonda soddisfazione Nostra e del nostro popolo, per il conferimento da parte della Chiesa Cattolica del titolo di “Dottore della Chiesa” secondo la definizione della Chiesa Cattolica a San Gregorio di Narek, uno dei padri della Chiesa Armena, durante questa cerimonia che testimonia l’amicizia delle nostre due Chiese sorelle. Nel X secolo San Gregorio di Narek, maestro di preghiere e illuminatore dell’universo, rivolse ‘‘dal profondo del cuore colloquio con Dio’’ la preghiera di penitenza e di confessione di tutte le generazioni dell’umanità. Il santo monaco con il suo ‘Libro vivente’, adorato dal popolo armeno, indicò ai ‘‘peccatori e onesti, superbi e umili, buoni e cattivi (Parola 3) la via della salvezza per grazia di Cristo, guidando i devoti di tutti i tempi verso il Signore.

Il nostro popolo, che diede i natali a Gregorio di Narek, durante la sua storia, fu sottoposto a molte vicissitudini e affrontò parecchie tentazioni in nome della sua fede e della sua identità.

Un secolo fa, la Turchia ottomana perpetrò il genocidio del nostro popolo. Secondo un piano premeditato, un milione e mezzo di Armeni furono sterminati con una crudeltà indicibile. Il nostro popolo antico fu sradicato dalla sua culla, dalla sua Patria storica e si disperse nel mondo. Il nostro patrimonio cristiano secolare fu demolito, distrutto e saccheggiato.

Pero, né la sofferenza, né le persecuzioni scossero il nostro popolo che accettò di morire piuttosto che ripudiare la propria Santa Fede e la propria nazione.

Oggi appare davanti ai nostri occhi la grandezza della bravura spirituale di fronte al martirio che la nostra nazione manifestò, proclamando di nuovo la formula dell’identità stabilita ancora nel V secolo, e ricordando di possedere la cristianità non come un abito, ma come colore della nostra pelle. (Storico Eghishe).

Con la caritatevole misericordia del Signore, il nostro popolo, dopo parecchie atrocità e privazioni, raddrizzò la propria schiena, portando avanti una nuova vita nelle comunità della Diaspora e sotto l’egida dello Stato ristabilito nella parte orientale dell’Armenia. Il nostro popolo segui il suo percorso di recupero con uno straordinario coraggio nell’affrontare le numerose privazioni e le difficoltà. E anche oggi la nostra nazione vive nel blocco delle frontiere imposte da parte di Turchia e dall’Azerbaijan, lotta per la vita libera in Nagorno-Karabakh, continua a impegnarsi per il riconoscimento del Genocidio degli Armeni e rivendica il diritto alla memoria, alla verità storica. All’epoca, l’umanità non riuscì a impedire il Genocidio degli Armeni, di sopprimere le conseguenze e fu il testimone dell’Olocausto, dei genocidi di Cambogia, di Ruanda, di Darfur e altri.

Ancora oggi l’umanità e le singole nazioni, a causa dei conflitti armati, delle guerre e degli atti di terrorismo, vive in privazioni e in difficoltà e paga per la sua fede versando il proprio sangue. Noi siamo convinti che il riconoscimento universale del Genocidio degli Armeni, come un esempio importante di realizzazione della giustizia, della protezione dei diritti umani, contribuirà alla creazione di un mondo più sicuro e legittimo.

In questo senso il 1000 anniversario del Genocidio degli Armeni è un potente richiamo al mondo a non essere indifferenti di fronte ai patimenti e ai martiri odierni e a fare più sforzi per fermare le aggressioni ingiuste e per prevenire le violenze che temprano la gente nella sofferenza. Ecco il frutto che deve germogliaredalla radice del martirio.

Durante questa Santa Messa, offerta in occasione del Centenario del Genocidio Armeno, in ricordo delle anime per le nostre vittime innocenti, noi ricordiamo i Venerandi Predecessori di Sua Santità, Papa Benedetto XV, che fece sentire la sua voce di protesta riguardante il Genocidio degli Armeni, e il Santo Papa Giovanni Paolo II, che nel 2001, con una dichiarazione congiunta, riconobbe e condannò il Genocidio degli Armeni. A questo riguardo la pubblicazione deidocumenti inediti, custoditi negli Archivi Vaticani è di grande importanza.

Il nostro popolo esprime la sua profonda gratitudine alle nazioni, organizzazioni e individui che ebbero il coraggio e la convinzione di non solo riconoscere e condannare ad alta voce il genocidio armeno, ma anche di realizzare missioni umanitarie, prendendo cura degli orfani, dando rifugio ai sopravvissuti e aiutandoli a superare parecchie difficoltà.

Il 23 aprile 2015, in occasione del 100º anniversario del genocidio degli Armeni, in Santa Sede di Etchmiadzin, con la partecipazione orante delle nostre Chiese sorelle, inclusi i rappresentanti di Sua Santità, illustri ospiti e fedeli armeni di tutto il mondo, sarà annunciata la canonizzazione di innumerevoli vittime del genocidio che scelsero la corona de lmartirio in nome della propria fede e della propria patria. Chiederemo l’intercessione di questi nostri santi martiri che aderiscano all’esercito delle schiere celesti, affinché la pace divina propaghi sulla vita umana e che le tragedie del genocidio non abbiano più luogo nel mondo.

Amato Fratello in Cristo, condividiamo la Sua opinione che il martirio non conosce differenze confessionali. Infatti, i martiri ci uniscono come figli e servitori di un unico Signore Gesù Cristo affinché impariamo e ci impegniamo a stabilire l’amore, la giustizia, la pace nel mondo e ad avviare un dialogo tra le religioni e le civiltà come ci insegna il messaggio scritturale: Facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci a carità e a buone opere (Ebrei 10:24).

Ci auguriamo che la nostra preghiera e le nostre suppliche rivolte al cielo, da questa Sacra Basilica di San Pietro, siano udite dal Nostro Padre e la Sua grazia e la Sua benedizione sostengano i nostri sforzi per il nostro cammino nell’instaurazione della pace nel mondo. Preghiamo Dio per il benessere della Sua Santità, per la prosperità della Chiesa Cattolica e chiediamo che la misericordia, l’amore e le grazie di Dio siano con noi e con tutti,invocando le parole esternate dal cuoredi San Gregorio di Narek, Dottore della Chiesa e l’Illuminatore dell’Universo :

Tu che sei potente per trovare tutte le soluzioni necessarie,
donami uno spirito di salvezza,
una destra di protezione,
una mano caritatevole,
un ordine di bontà,
una luce di misericordia,
una parola di rinnovamento,
un motivo di perdono,
un bastone di aiuto per conservare la vita.
Perché Tu sei speranza di rifugio, oh Signore Gesù Cristo,
benedetto con il Padre per il Tuo Spirito Santo
nei secoli dei secoli
(Gregorio di Narek, Parola 59)

Amen

Foto Ansa

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