Senza Eurobond e cambio di passo della Bce, l’Euro morirà nel 2012

Secondo gli analisti di Crédit Suisse se l’Europa non corre ai ripari il destino della moneta è segnato. Non è solo un problema di debito pubblico, di governi o di riforme. Un’analisi che ricolloca sotto la giusta luce i “disastri” dell’esecutivo Berlusconi e i “poteri taumaturgici” del governo Monti

Nei mesi scorsi furono gli analisti di Crédit Suisse a prevedere l’ascesa dello spread tra Bund tedeschi e Btp italiani fino alla soglia del 7 per cento. Oggi, gli stessi esperti elvetici, non solo prevedono che tale soglia potrebbe essere presto superata fino a sfondare il tetto del 9 per cento, ma avvertono anche che se l’Unione Europea non corre immediatamente ai ripari, subito, in questi giorni e comunque non oltre la fine del 2011, il 2012 potrebbe passare alla storia come l’anno della fine dell’euro. Scrivono gli analisti elvetici in un report rilanciato ieri da Radiocor e stranamente poco valorizzato dalla stampa italiana: «Il destino dell’euro sta per esser deciso. E la pressione per arrivare ai necessari passi in avanti sul piano politico verrà probabilmente dagli investitori alla ricerca di una protezione contro le conseguenze assolutamente catastrofiche di un collasso dell’euro».

Come evitare il collasso dell’euro? «Nel breve periodo, questo non può essere risolto dalla Bce o da nuovi governi in Grecia, Italia o Spagna» sottolineano gli esperti. «Il problema è che i mercati hanno bisogno di segnali credibili sotto forma di un’unione fiscale e politica ben prima che si possano modificare i trattati». È la certificazione della menzogna che ci è stata raccontata in Italia per molti mesi e denunciata più volte anche da Tempi. Detto altrimenti, l’offensiva mediatica che ha messo sulle spalle del governo Berlusconi la responsabilità della crisi finanziaria italiana si rivela fondata su analisi totalmente false.

Il problema non è il debito pubblico spagnolo, greco o italiano, «il problema è che i mercati hanno bisogno di segnali credibili sotto forma di un’unione fiscale e politica ben prima che si possano modificare i trattati». È un messaggio chiaro e forte, diretto all’Europa, ma soprattutto alla Germania di Angela Merkel. Che come è noto, nonostante sia anch’essa sotto attacco dei mercati e il rendimento dei suoi Bund registri un’impennata (dopo che l’asta di ieri dei titoli tedeschi è andata deserta), sembra ancora contraria sia a dare il via libera a una riforma della Bce che metta la banca europea nella condizione di supportare i paesi dell’eurozona in tensione finanziaria, sia alla creazione di un’agenzia autorizzata a emettere obbligazioni (Eurobond) garantite congiuntamente dagli stessi paesi dell’Eurozona.

Gli analisti svizzeri lo ripetono come un mantra: solo un accordo politico che abbia nella Germania il suo baricentro può salvare l’euro e i singoli stati dell’Unione dalla catastrofe finanziaria. «Solo allora la Bce a nostro parere sarà disposta a fornire il ponte finanziario necessario per evitare un collasso sistemico e pensiamo che il dibattito sull’unione fiscale entrerà nel vivo già questa settimana quando la commissione pubblicherà un nuovo rapporto sulle tre diverse opzioni per degli Eurobond garantiti vicendevolmente degli Stati».

Altro che potere taumaturgico del governo Monti. «Fino a che questo dibattito (su Bce e Eurobond, ndr) non giungerà a conclusioni concrete, i mercati continueranno a risentire di forti tensioni e un paradosso è che la pressione sugli yield dei titoli di Stato di Italia e Spagna potrebbero peggiorare molto pur nel momento in cui i nuovi governi varino le riforme e non è da escludere che i rendimenti salgano sopra il 9 per cento per un breve periodo».