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«Che cosa ne faremmo della Russia, se vincessimo in una guerra globale? […] Una grande area devastata e distrutta dall’Elba a Vladivostok e giù attraverso l’Asia del Sud-Est, senza governo, senza comunicazioni, solo uno spazio di fame e disastro. Io vi chiedo, che ne farebbe il mondo civile?». Così parlava Dwight Eisenhower quasi settant’anni fa, rivolgendosi ai “senior military officers” il 19 giugno 1954. Tutti i presidenti americani che gli sono succeduti – quelli propensi al contenimento dell’Unione Sovietica così come quelli più inclini al “roll-back” – hanno sperimentato il tormento degli stessi interrogativi, e hanno scelto la via della deterrenza e degli accordi per la riduzione degli armamenti per evitare sia di perdere che di vincere una guerra totale contro Mosca, esiti meritevoli entrambi di essere scongiurati. Joe Biden non agirà diversamente, ma non è certo che possa evitare l’esito catastrofico e foriero di incognite enormi di una vittoria occidentale: la disin...
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