Se la Corte suprema legalizza le nozze gay, la libertà religiosa sarà rispettata? I dubbi del giudice Scalia

Antonin Scalia ha detto alle audizioni: «Non vedo come si possa permettere a un ministro di dire: “Mi limito a sposare un uomo e una donna. Non sposerò due uomini”»

A preti, pastori, rabbini e imam potrebbe non essere più concesso dallo Stato il potere di celebrare matrimoni religiosi con effetti civili, se si rifiutano di sposare persone dello stesso sesso. È quanto potrebbe succedere negli Stati Uniti se la Corte Suprema, che ha tempo fino a giugno per decidere, riconoscesse il matrimonio omosessuale come diritto costituzionale.

IL DUBBIO. Ad avanzare questa ipotesi, durante le audizioni di martedì alla Corte Suprema, è stato Antonin Scalia, uno dei nove giudici del tribunale supremo. «Ogni Stato – ha spiegato Scalia – ora permette ai ministri di sposare le persone dando ai matrimoni da loro celebrati efficacia civile», ma «non potrà più essere così se la Corte sosterrà, con argomenti costituzionali, che uno Stato sarà obbligato a sposare due uomini». Una volta che il diritto diventerà costituzionale, e non semplicemente autorizzato dalla legge di un singolo Stato, «chiedo: è ancora concepibile che un ministro autorizzato dallo Stato a celebrare il matrimonio possa rifiutarsi di sposare due uomini?».

SENZA VIA D’USCITA. Alla domanda, Mary Bonauto, avvocato che ha difeso i diritti delle coppie gay, ha risposto ricordando che esiste una protezione costituzionale alla libertà religiosa. Scalia ha però precisato che quando le nozze gay diventano un diritto costituzionale, la libertà religiosa non può più avere la precedenza. Infatti, «lo Stato non può concedere ad alcuno un suo potere», cioè celebrare matrimoni religiosi con effetto civile, «finché questo non si impegni a utilizzarlo in conformità alla Costituzione». Per Scalia non c’è via d’uscita: «Non vedo come si possa permettere a un ministro di dire: “Mi limito a sposare un uomo e una donna. Non sposerò due uomini”. Non trovo alcuna risposta a questa domanda».

«IMPOSIZIONE COSTITUZIONALE». Il giudice si è detto preoccupato dall’«imposizione costituzionale di un requisito di azione inaccettabile per molti nostri cittadini a causa di motivazioni religiose». Il rischio finale, continua, è avere «ministri che svolgono veri matrimoni, con rilevanza civile, presso la National Cathedral (episcopale, ndr), ma non presso la chiesa di San Matteo (cattolica, ndr)». Bonauto ha assicurato che non cambierà nulla e che tutti i ministri potranno continuare a celebrare matrimoni religiosi con effetti civili, anche se le nozze gay diventeranno un diritto costituzionale. Il giudice della Corte suprema, però, non è apparso convinto.

POCHE GARANZIE. Ieri il giudice Samuel Alito ha rilanciato la domanda all’avvocato generale degli Stati Uniti, Donald Verrilli, che rappresenta il governo nella causa dibattuta. Il giudice gli ha chiesto se, in caso di un diritto costituzionale al matrimonio fra persone dello stesso sesso, una scuola cristiana o di qualsiasi altra denominazione religiosa potrà, ad esempio, continuare ad assumere personale in base alle proprie convinzioni o concedere abitazioni riservate alle famiglie formate da sposi di sesso diverso. Verrilli ha risposto che «eventuali esenzioni» saranno «decise dagli Stati». Il che significa che potranno anche scegliere di non ammettere deroghe. E per quanto riguarda le esenzioni fiscali alle scuole che decidano di non approvare pubblicamente le unioni fra persone dello stesso sesso? Verilli ha chiosato: «Non so, non credo di poter rispondere alla domanda senza dettagli specifici, ma sicuramente la cosa sarà da discutere. Non posso negarlo, sarà messa in discussione».

Foto Ansa/Ap