Se il divorzio è “facile”, perché scomodarsi per uscire di casa?

Intervista all’avvocato Fiorin sul caso dei coniugi che hanno ottenuto il “diritto” di interrompere il legame all’anagrafe tramite rappresentante legale

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Da “divorzio facile” a “divorzio senza uscire di casa” il passo è breve. Nell’ottobre del 2014 è entrato in vigore il cosiddetto “divorzio facile”, sancito cioè senza bisogno di presentarsi in tribunale: è sufficiente che i due aspiranti ex coniugi dichiarino la loro volontà di interrompere il legame matrimoniale di fronte a un avvocato o al sindaco (solitamente sostituito dall’impiegato dell’anagrafe). Adesso però non è più richiesto nemmeno questo piccolo impegno. Marito e moglie possono mandare il proprio tutore legale a divorziare per loro conto, senza essere costretti a rivedersi, perché è così che ha stabilito una sentenza del tribunale di Milano.

IL CASO. Qualche tempo fa una coppia di Milano ha scelto il divorzio facile e una delle due parti ha incaricato il proprio avvocato di recarsi all’anagrafe per sbrigare la scocciatura in vece sua. Il Comune però ha rifiutato di prendere atto della rottura, visto che per legge è obbligatorio che tutti e due i coniugi compaiano di fronte all’ufficiale di stato civile. La coppia al capolinea ha quindi fatto ricorso, vincendo la propria battaglia, secondo quanto riporta Repubblica Milano: «Dinnanzi all’ufficiale di stato civile i coniugi possono avvalersi della rappresentanza di un procuratore speciale».

«PERCHÉ STUPIRSI?». Ennesimo caso di giustizia creativa? Massimiliano Fiorin, avvocato specializzato in diritto coniugale, non si stupisce per nulla: «Una volta ammesso il “divorzio facile” perché non dovremmo anche ammettere un divorzio fatto dagli avvocati invece che dai coniugi?», commenta a tempi.it. «Questa coppia probabilmente non voleva davvero più vedersi, e ha preferito la trafila burocratica per ottenere il ricorso della sentenza, piuttosto che presentarsi di fronte all’ufficiale di stato civile insieme. In fondo non dobbiamo stupirci, anzi, mi sembra la conseguenza spontanea del “divorzio facile”. Se facile deve essere, che se ne occupino in toto i rappresentanti legali della coppia…».

IL PROSSIMO PASSO. È importante ricordare che il ricorso al “divorzio facile” è permesso solo qualora non vi siano figli minori a carico e ci sia la volontà consensuale di far terminare il rapporto: «Se il divorzio non è consensuale, non può essere “facile”. Il destino della coppia passerà sempre e comunque sotto l’occhio di un pm. Per questo l’estrema facilitazione possibile, in futuro, potrebbe essere l’introduzione dei “patti prematrimoniali”, attualmente in discussione in un disegno di legge».

LA CRISI CONTINUA. Tali contratti sono da tempo in voga nei paesi anglosassoni, e molto spesso riguardano personaggi famosi con ingenti patrimoni da proteggere: «In Italia non è mai stato possibile introdurli perché secondo varie sentenze della Cassazione i patti andrebbero a toccare beni indisponibili», spiega Fiorin. Al momento della firma dell’accordo, non è possibile prevedere infatti che piega prenderà il matrimonio e come potrebbero cambiare gli equilibri nel corso degli anni: «I tribunali italiani considerano sempre la moglie come la parte debole della coppia, e nel firmare un patto prematrimoniale potrebbe subire l’influenza del marito». Ma la vera domanda, continua l’avvocato, è «quante persone potrebbero essere interessate a un eventuale provvedimento in questo senso?». Fiorin sospetta che sarebbero pochissime, «visto che l’istituto del matrimonio è in crisi e ci si sposa sempre meno».

Foto divorzio da Shutterstock


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