Se Finkielkraut fosse Hollande si dimetterebbe. Ma prima pronuncerebbe questo discorso contro i “guardoni”

La politica moderna si fonda sulla separazione tra vita privata e pubblica, osserva il filosofo. Le rivelazioni della Trierweiler, ex compagna del Capo dello Stato francese, sono letture per «piccoli grandi fratelli»

Se Alain Finkielkraut fosse il presidente francese Francois Hollande, farebbe un discorso alla nazione e si dimetterebbe. In un articolo apparso ieri sul quotidiano francese Libération e tradotto oggi da Repubblica, il filosofo francese veste i panni di Hollande e lo difende dal pettegolezzo scatenato da Merci pour ce moment, libro scritto dall’ex amante, Valérie Trierweiler, nella quale “svela” la vita privata del Capo dello Stato francese. Da notare che, sulla vicenda – che per certi versi richiama quelle passate di Silvio Berlusconi – Repubblica, pubblicando l’articolo di Finkielkraut, prende le difese di Hollande, come non aveva certamente fatto con l’ex presidente del Consiglio italiano.

LIBRO CRIMINALE. Finkielkraut non difende Hollande dalla sua politica, farcita di esitazioni e «annunci prematuri e contraddittori», ma dalle accuse della Trierweiler e dai compatrioti “guardoni”. «Queste indiscrezioni e queste probabili calunnie sembra che accelerino la marcia verso l’uguaglianza tra uomini e donne», ma è falso. Sbandierando a tutti la vita privata di un Capo dello Stato, «la mia ex-compagna – scrive Finkielkraut nelle vesti di Hollande – non ha compiuto un gesto rivoluzionario». Non ha difeso «la causa delle donne offese, umiliate, martoriate». «Si è vendicata di me come ha voluto vendicarsi della madre dei miei figli (Segolene Royal, ndr)».
«Si sta guardando la realtà umana con i pregiudizi dell’ideologia e le si sta conferendo il monopolio della malvagità», prosegue Finkielkraut. Merci pour ce moment, secondo il filosofo, «è un crimine contro l’individuo», contro Hollande e contro la Repubblica che rappresenta. «Temo che possa assestare il colpo di grazia a ciò che restava dei Tempi moderni nella nostra trionfante post-modernità che, come annunciava Péguy, “non si chiede ancora con ansia se è grave, ma, preoccupata, vuota, si chiede già se per caso è divertente”».

PICCOLI GRANDI FRATELLI E SORELLE. «Il contributo maggiore dei Tempi moderni alla civiltà odierna  – spiega il filosofo -, è racchiuso in una sola parola: separazione. Separazione tra Stato e Chiesa, ma separazione anche tra la vita pubblica e la vita privata». «Ebbene, questo muro protettore per l’uno come per l’altra non è lo Stato a demolirlo. E non è nemmeno, malgrado ciò che raccontano le breaking news, il Grande Fratello. No, – osserva Finkielkraut – siete voi, piccoli grandi fratelli e piccole grandi sorelle, a soccombere al fascino del voyerismo con ancor meno reticenza di quella che esibite in Rete. “Per vivere felici, viviamo nascosti” diceva un adagio. “Per vivere felici, spogliamoci davanti a tutti” dice la società dei reality e di Facebook».
Hollande nell’immaginario discorso di Finkielkraut, ricorda Chesterton: «Il mondo è pieno di idee cristiane diventate folli, e questa follia sta per uccidere la politica». Si dà più credito all’immagine dell’amore (nei confronti dei poveri – chiamati “gli sdentati” da Hollande, secondo la Trierweiler) che all’azione politica. Così, da destra a sinistra, si è assistito a politici che hanno usato il libro di Valérie Trierweiler «per imbastire un processo contro di me», afferma Finkielkraut-Hollande. «Quegli incoscienti non sanno che noi tutti siamo su una stessa barca che affonda». Il filosofo, conclude così il discorso immaginario di Hollande: «Io sono un essere umano: ma per la vostra passione del gossip e la voluttà del sarcasmo, sembra proprio che voi non ve ne rendiate conto. Ho dunque deciso di andarmene con un inchino. Vi lascio, cari piccoli grandi fratelli e care piccole grandi sorelle. Divertitevi».