I ragazzi perduti della Dad: al Sud in troppi mollano la scuola

Da Napoli alla Sicilia i tassi di abbandono scolastico crescono in modo disastroso. E non risparmiano neanche le elementari

Bimbi perduti: la chiave perfetta per fotografare il dramma della dispersione scolastica di bambini e adolescenti nell’anno della pandemia l’aveva trovata il Monde: “enfants perduts”. Li aveva chiamati così, come i reparti sacrificati o sacrificabili in guerra e i bimbi sperduti di Peter Pan, gli studenti di Napoli abbandonati a loro stessi nel corso di un anno senza scuola.

Nei Quartieri Spagnoli, denunciava Rachele Furfaro (formidabile fondatrice della scuola paritaria impresa sociale “Dalla Parte Dei Bambini” e presidente della Fondazione dei Quartieri Spagnoli Foqus), dove il tasso di abbandono scolastico prima della pandemia era stimato al 30 per cento tra gli 8 e i 14 anni, «ora siamo sicuramente tra il 50 per cento e i due terzi». Colpa delle chiusure e della Dad durante la quale solo la scuola di Furfaro ha «perso il contatto con oltre l’80 per cento degli studenti».

Napoli, 900 evasioni scolastiche

Napoli è anche la Campania, la regione italiana con il più alto tasso di dispersione. «Siamo stati investiti da una quantità incredibile di segnalazioni di evasione scolastica. Sono 900 in pochi giorni, contro le 400 segnalazioni del 2020 e le 800 dell’intero anno scolastico 2019. E il dato più preoccupante viene dalle scuole elementari, dove in passato l’evasione scolastica era stata ridotta al minimo», ha denunciato a Repubblica Maria de Luzenberger, il capo del Tribunale per i minori. Solo nella provincia di Napoli le segnalazioni di abbandono giunte dalle scuole elementari sono 119, dalle medie sono 201 e dalle superiori 228; 109 tra Caserta e provincia.

Lazio, il 25 per cento “molla”

Allarme anche in Lazio, dove i dati parziali sull’anno 2020/2021 dicono che il tasso di dispersione scolastica è balzato dal 13 per cento al 25 per cento, concentrato soprattutto alle superiori. «Sono molti, purtroppo, i ragazzi che non prendono un diploma, che sia al liceo, agli istituti o ai professionali, e che abbandonano la scuola in anticipo cominciando a lavorare», ha confermato a Repubblica Rocco Pinneri, direttore dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio. «Il tasso di dispersione scolastica quest’anno sfiora il 25 per cento», ha chiosato Cristina Costarelli, vicepresidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio, «il trend è in netta crescita rispetto agli anni precedenti».

Tra le cause dell’interruzione di frequenza, vengono citate depressione, ansia da prestazione, perdita del coraggio. Gli studenti mollano. E non sono rari i casi di “tentato” abbandono anche alle elementari (tentato perché in questo caso scattano le segnalazioni agli enti preposti), dove il personale già provato dal carico dei corsi di recupero fatica a stare dietro alle famiglie che smettono di mandare i figli a scuola.

La Puglia perde 11 mila studenti

Più complessa la situazione in Puglia che continua a perdere studenti e ne perderà circa 11 mila il prossimo anno. Secondo le previsioni di Uil Scuola solo in 5.788 casi si tratta di mancate iscrizioni alle prime classi, il resto, ha spiegato il segretario generale Gianni Verga, è da ricondurre tutto a ragioni di «migrazione occupazionale e dispersione scolastica». Qui un terzo degli alunni della Regione non ha avuto accesso a un collegamento veloce per la Dad, con una copertura della banda larga ferma al 15 per cento.

Sicilia, 80 mila studenti a casa

In Sicilia, dove il tasso di dispersione e di abbandono scolastico ha superato il 20 per cento, il giudice Roberto Di Bella ha denunciato al Corriere che attualmente ci sono «diciottomila ragazzini tra i 10 e 16 anni che non vengono mandati a scuola solo a Catania, 80 mila in tutta la Sicilia». Dati inaccettabili per Di Bella, trattandosi di minori:

«Quando un bambino non va a scuola, bisogna intervenire, con misure graduali: prima prescrizioni, poi eventualmente inserimento in comunità e decadenza della responsabilità genitoriale, e segnalazione all’Inps per la revoca di tutte le indennità economiche connesse alle attività scolastiche. Interverrei anche togliendo il reddito di cittadinanza a chi non fa andare i figli a scuola. Invece spesso le segnalazioni non arrivano».

Per capirci il 23 aprile gli accertamenti dei carabinieri del comando provinciale di Ragusa nell’ambito di indagini a Vittoria contro l’evasione dall’obbligo scolastico hanno portato alla denuncia di 98 genitori per inosservanza dell’obbligo dell’istruzione elementare di minorenni. 98 che si aggiungevano ai 48 denunciati dalla Procura nei giorni precedenti per lo stesso reato.

Calabria “zona rossa”

In Calabria, zona rossa della povertà educativa, fiaccata da spopolamento e denatalità, una drammatica ricerca dell’Eurispes segna una dispersione scolastica del 20,3 per cento peggiorata dai lockdown del 2020. Sono 34 mila gli studenti delle superiori che rischiano ora di alimentare il fenomeno dell’abbandono scolastico. Durante la Dad, il 12,3 dei minori non aveva pc o tablet, «il 28 per cento degli intervistati ha affermato che dal lockdown di primavera c’è almeno un proprio compagno di classe che ha smesso completamente di frequentare le lezioni. Il 7 per cento afferma che i compagni di scuola “dispersi” a partire dal lockdown sono tre o più di tre».

Il Piano di Bianchi, il Sud nicchia

Il 4 maggio, in audizione presso le Commissioni congiunte Istruzione del Senato e Cultura della Camera sulle linee programmatiche del suo mandato, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi è tornato a parlare di lotta alla dispersione:

«La pandemia come choc esterno ha esasperato le diversità e messo a nudo delle situazioni non più sostenibili come il diritto allo studio: abbiamo un indice insostenibile di dispersione scolastica. C’è una dispersione esplicita, di chi non riesce a raggiungere titolo di studio, e chi lo consegue ma non ha le competenze adeguate. Dobbiamo iniziare fin dall’estate a fare un ponte verso l’anno prossimo».

Bianchi prevede di destinare alle regioni del Sud il 70 per cento delle risorse europee provenienti da fondi Pon (320 milioni dei 510 stanziati per il Piano Estate 2021). Ma per aderire al bando – ha detto al Fatto quotidiano il presidente dell’Associazione nazionale presidi della regione Lazio, Mario Rusconi – «le scuole avranno tempo solo fino al 21 maggio. C’è il rischio che questi soldi non vengano utilizzati perché proprio gli istituti del Sud (che hanno segreterie particolarmente sguarnite) non riescono ad arrivare in tempo con un progetto».

Secondo i sondaggi dei principali portali della scuola 8 studenti su 10 affermano che non aderiranno alla scuola d’estate qualora il proprio istituto decidesse di aderire: al Sud il dato arriva all’85 per cento.

Foto Ansa