In Francia è scontro istituzionale sulla scrittura inclusiva, «balbuzie ridicola»

Di Mauro Zanon
18 Gennaio 2026
Il Consiglio di Stato convalida l’utilizzo del “punto mediano” per non discriminare maschi e femmine nelle targhe commemorative. L’Académie française non ci sta: «Pericolo mortale per la lingua»
L'Institut de France, sede dell'Académie française, a Parigi. Scrittura inclusiva
L'Institut de France, sede dell'Académie française, a Parigi (foto Ansa)

Parigi. Pensavamo che in Francia la scrittura inclusiva, una «balbuzie ridicola» come l’ha definita il filosofo Alain Finkielkraut, fosse una cosa di nicchia, riservata ai convegni sull’identità di genere, ai collettivi radical-femministi e a tutti quegli opinionisti pensosi della sinistra parigina convinti di risolvere i problemi del mondo, il razzismo e le discriminazioni, inserendo il cosiddetto punto mediano nella stessa parola per includere sia la declinazione al maschile che quella al femminile. E invece questa riforma militante del linguaggio costruita sulla denuncia di ingiustizie immaginarie derivanti da interpretazioni simboliche che non corrispondono ad alcuna realtà strettamente linguistica è promossa dai piani alti della République.

Scrittura inclusiva in Francia, una prima assoluta

Il Consiglio di Stato francese ha appena convalidato l’utilizzo della scrittura inclusiva, da parte del Comune di Parigi, sulle targhe commemorative: si tratta di una prima assoluta, come sottolineato dal giurista Nicolas Hervieu, docente a Sciences Po. In una sentenza del 31 dicembre, la più alta giurisdizione amministrativa francese ha respinto il ricorso contro il Comune di Parigi dell’Association Francophonie Avenir (Afav) che milita per la difesa della lingua di Molière.

È nel 2021, in occasione di “un inventario dello stato di deterioramento del municipio” parigino, che si scopre, nel corridoio che conduce alla sala del Consiglio comunale, che due lastre di marmo erano state modificate: con le scritte in oro “Conseiller.e.s de Paris” e “Président.e.s de Paris”, in onore degli ex membri del Consiglio comunale di Parigi che avevano ricoperto la carica per più di 25 anni. Informata delle modifiche, l’Association Francophonie Avenir aveva subito presentato ricorso per chiedere un ritorno alle origini delle lastre, su cui la giunta social-ecologista guidata da Anne Hidalgo aveva scolpite parole «che non hanno nulla a che fare col francese».

«Le ricordo che la lingua della Repubblica è il francese, secondo il titolo I, articolo 2 della Costituzione francese. Il francese come lo si trova nei dizionari e non un francese come quello che può essere parlato da sette, comunità, gruppi etnici», scrisse Régis Ravat, presidente dell’Afrav, nella sua lettera alla sindaca.

Giustizia in campo sulla scrittura inclusiva

All’epoca, l’entourage di Hidalgo disse al Figaro che quelle lastre di marmo erano «il risultato di una delibera votata all’unanimità nel 2017», precisando che «il modello, con la scrittura inclusiva, era contenuto nella delibera che ne proponeva l’aggiornamento, per un importo di 18.609 euro». La giustizia francese ha dato ragione a Hidalgo. Nell’aprile 2025, la Corte amministrativa d’appello di Parigi ha confermato la sentenza emessa nel 2023 dal Tribunale amministrativo di Parigi, secondo cui l’uso di tale grafia rientra nella lingua francese. «L’uso di una forma abbreviata nel titolo di una carica o di una funzione allo scopo di evidenziarne la forma femminile, sia mediante trattini, parentesi o punti, non può essere considerato di per sé come una presa di posizione politica o ideologica. Pertanto, anche il motivo basato sulla violazione del principio di neutralità del servizio pubblico deve essere respinto», si legge nella sentenza della Corte d’appello.

Il Consiglio di Stato, il 31 dicembre, ha confermato la decisione della Corte d’appello. «La circolare del primo ministro del novembre 2017 vieta la scrittura inclusiva», ha reagito l’ex ministro Jacques Godfrain, presidente dell’Alleanza francofona delle associazioni di lingua francese (Afal), denunciando «una scrittura che inquina la lingua invece di arricchirla e non favorisce la parità di genere».

La denuncia dell’Académie française

Ma a battere i pugni sul tavolo è soprattutto l’Académie française. In un comunicato, la prestigiosa istituzione che veglia sulla salvaguardia della lingua francese ha denunciato un modo di scrivere che «danneggia l’apprendimento della nostra lingua e il suo uso sia a livello nazionale che internazionale». Gli Immortels, come sono chiamati i membri dell’Académie, ricordano che la legge del 4 agosto 1994 definisce la lingua francese come «un elemento fondamentale del patrimonio della Francia». «La scrittura “inclusiva” introduce arbitrariamente dei segni ortografici – i cosiddetti “punti mediani” – che sono contrari alla leggibilità e allo spirito della nostra lingua; essa costituisce una grave violazione di questo patrimonio culturale, che merita invece di essere protetto allo stesso titolo dei nostri monumenti e dei nostri paesaggi», sottolinea l’istituzione.

La guerra dell’Académie française alla scrittura inclusiva

L’Académie française è in guerra da quasi dieci anni contro l’incursione della scrittura inclusiva. In un comunicato pubblicato il 26 ottobre 2017, la Compagnie des Quarante lanciò l’allarme con queste parole: «La lingua francese è ormai in pericolo mortale, e la nostra nazione ne è oggi responsabile nei confronti delle generazioni future». Una presa di posizione che arrivò dopo l’inquietante aumento dell’uso della scrittura inclusiva nel dibattito francese. All’epoca, il filosofo Robert Redeker scrisse sul Figaro che «la scrittura inclusiva è in realtà il contrario di ciò che afferma di se stessa: è esclusiva, perché esclude la lingua dalla sua storia. Espelle la lingua dal suo passato, dalla sua tradizione, dalla sua dimora, dalla sua logica».

Daniel de Poli, membro dell’Association Francophonie Avenir, ha annunciato in una email inviata a diverse redazioni il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro la «decisione scandalosa e incomprensibile» del Consiglio di Stato. È quella che Valeurs Actuelles ha definito la guerra tra “amministrazione” e “patrimonio” tra una burocrazia permeabile alle mode passeggere e un santuario, l’Académie française, chiamato a proteggere la lingua francese per l’eternità.

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