Scola su matrimonio, sinodo e gender. «Non possiamo non prendere posizione pubblica e proporre leggi»

L’arcivescovo di Milano a tutto campo: «Come facciamo a dire a dei giovani che il matrimonio è indissolubile, se sanno che ci sarà sempre una via d’uscita?»

«Al Sinodo ho fatto una proposta che va nella direzione, indicata più volte anche dal Papa, di restare fedeli alla dottrina, ma di rendere più vicine al cuore della gente e più rapide le verifiche di nullità del matrimonio». Così si esprime oggi il cardinale di Milano, arcivescovo Angelo Scola, in un’intervista al Corriere della Sera tornando a parlare del Sinodo straordinario sulla famiglia, dove «c’è stato un confronto serrato, ma sempre teso alla comunione».

DIVORZIATI RISPOSATI. Incalzato sul tema della comunione ai divorziati risposati, risponde: «Ne ho discusso intensamente, (…) ma non riesco a vedere le ragioni adeguate di una posizione che da una parte afferma l’indissolubilità del matrimonio come fuori discussione, ma dall’altra sembra negarla nei fatti, quasi operando una separazione tra dottrina, pastorale e disciplina. Questo modo di sostenere l’indissolubilità la riduce ad una sorta di idea platonica, che sta nell’empireo e non entra nel concreto della vita. E pone un grave problema educativo: come facciamo a dire a dei giovani che si sposano oggi, per i quali il “per sempre” è già molto difficile, che il matrimonio è indissolubile, se sanno che comunque ci sarà sempre una via d’uscita? È una questione poco sollevata, e la cosa mi stupisce molto».

ordinazione-sacerdoti-milano-scola-2«TESTIMONIARE LA BELLEZZA». Ricordando che «la posizione del magistero a me è sembrata, nelle relazioni dei “circoli minori”, decisamente la più seguita», Scola afferma che «credo proprio che il Papa non prenderà una posizione che non condivido» e sottolinea i lati positivi di una discussione aperta e vivace: «Da questo dibattito è già uscita, e si rafforzerà, un’attenzione sia ai divorziati risposati sia agli omosessuali che finora non c’era. (…) La famiglia è chiamata a testimoniare la bellezza di affrontare con lo sguardo della fede il quotidiano: affetti, lavoro, riposo, dolore, male, procreazione e educazione, costruzione di vita buona. Insomma, a fare davvero un’esperienza di Chiesa in uscita da se stessa».

PROVOCAZIONI DEL PAPA. Al di là di come finirà il Sinodo, non c’è dubbio che papa Francesco abbia contenuti e stile nuovi. Ma questo, afferma l’arcivescovo di Milano, «chiede a ciascuno di noi fedeli l’umiltà di ascoltarlo molto e di entrare nella sua prospettiva. Partendo dalla sua esperienza latino-americana, che ha dietro una cultura e una teologia sulla quale come minimo noi europei non eravamo adeguatamente informati, il Papa pone l’accento su aspetti che noi forse eravamo abituati ad affrontare con una modalità un po’ più “seduta”, un po’ più borghese».

«DOBBIAMO PRENDERE POSIZIONE PUBBLICA». Il cardinale non si tira indietro neanche davanti alle domande sul ruolo pubblico della Chiesa, che ha una concezione molto diversa rispetto «all’opinione mediatica» su matrimonio gay, gender e famiglia: «Noi, nel rispetto delle procedure della società plurale, non possiamo esonerarci dal prendere posizione pubblica e quindi dal proporre leggi che riteniamo le migliori. Oggi il rischio più grave è distruggere la filiazione attraverso l’utero in affitto, che significa mettere al mondo figli orfani di genitori viventi, con l’enorme carico di problemi che questo sta già producendo».

PRINCIPI IRRINUNCIABILI. Provocato sull’espressione “valori non negoziabili”, nella quale «il Papa non si riconosce», come sottolinea il Corriere con una punta di perfidia, l’arcivescovo risponde: «Non vorrei sembrare presuntuoso, ma io non l’ho mai usata. Ho sempre parlato di principi irrinunciabili. In ogni caso con l’espressione “non negoziabili” non si voleva dire che non siamo disposti a dialogare con tutti; ma ci sono appunto dei principi per noi irrinunciabili, come l’ossigeno per la vita. Sono convinto che in una società plurale sia necessaria l’operazione di cui parla Ratzinger nel suo dialogo con Habermas. Io pongo integralmente la mia visione dentro una società che registra la presenza di soggetti con visioni diverse, e perseguo con costanza il confronto. Ma a certi principi non posso rinunciare: se la mia posizione non sarà accolta farò ricorso all’obiezione di coscienza».

DIRITTI, DOVERI, LEGGI. Da questo punto di vista non si può parlare di diritti senza includere nella discussione «doveri e leggi. Non si possono fare leggi eque senza fare riferimento a diritti e doveri presi insieme. Oggi la terna non è presentata unitariamente. Ogni inclinazione soggettiva pretende di essere addirittura un diritto fondamentale. Proprio mentre si invoca la massima libertà, si costruisce una maglia sempre più stretta di leggi che la riducono».